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Langhe DOC, ad Alba le diverse voci di un territorio

Vino
Piemonte
Langhe DOC

Due giornate di degustazione al Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani: oltre 170 etichette raccontano una denominazione poliedrica, tra autoctoni di carattere, vitigni internazionali e un Nebbiolo in forma smagliante.

Ad Alba, lo scorso 23 e 24 marzo, il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani ha aperto le porte dell'Hotel Calissano a stampa e addetti ai lavori per un appuntamento dedicato alla Langhe DOC. Due giornate, un seminario introduttivo a cura di E. Bonelli, una cena al Ristorante Il GrecAle di La Morra e soprattutto oltre 170 etichette in degustazione: un'istantanea nitida di una denominazione che, nata nel 1994 come "contenitore" territoriale, si è ritagliata un ruolo tutt'altro che secondario nel panorama vitivinicolo mondiale.

Un mosaico di suoli, un caleidoscopio di vitigni

Il fascino della Langhe DOC sta nella sua base ampelografica senza pari: marne tufacee, calcari, sabbie e argille si combinano in 96 comuni della provincia di Cuneo, ospitando vitigni autoctoni come Nebbiolo, Dolcetto, Barbera, Freisa, Favorita, Arneis e Nascetta accanto a varietà internazionali come Chardonnay, Sauvignon, Merlot, Cabernet Sauvignon e Pinot Nero. Una ricchezza che la prima giornata ha messo in scena con 70 campioni suddivisi per tipologia, mentre la seconda ha concentrato il focus su oltre 100 etichette di Langhe Nebbiolo, sempre più interpretato come vino di identità e non di ricaduta.

Prima giornata: la varietà al potere

Sulla prima giornata svettano i Langhe Rosso, che si confermano territorio di sperimentazione stilistica. Il Virtus Langhe Doc Rosso 2012 di Tenute Cisa Asinari dei Marchesi di Grésy colpisce per rotondità e piacevolezza di beva, mentre il Lautus 2024 di Sarotto Roberto gioca con eleganza tra legno e frutti rossi. Stessa valutazione per Cornelia 2021 di Roccasanta, Langhe Merlot dalle note di cacao, carrubba e vaniglia. A poca distanza si posizionano il Sauvignon La Volta 2024 di Marchesi di Barolo con al naso tarassaco, miele e mandorla, il Corte Enrichetta 2022 di Pelassa Daniele e La rutunda 2023 di Caraglio, Barbera di bella trama fruttata.

Seconda giornata: il Nebbiolo in forma smagliante

La seconda giornata ha consegnato la conferma più attesa: il Langhe Nebbiolo è oggi una categoria di assoluto spessore. Due prodotti su tutti hanno spiccato: il Langhe DOC Nebbiolo 2024 di Ettore Germano, teso e succoso con frutti di bosco e tannino morbido, e il Langhe DOC Nebbiolo 2023 di Giovanni Rosso, di rara profondità tra sottobosco, rosa e muschio. Molto vicino si posiziona una pattuglia folta che testimonia la costanza qualitativa del millesimo: Viù 2024 di Cascina Carlot, il Nebbiolo 2024 di Carlo Casetta, il Lorens 2024 di Walter Lodali, il Nebbiolo 2024 di Masseria, il Capisme-e 2024 di Domenico Clerico, Il Sarto 2023 di Diego Morra, il Monsú 2023 di Giuseppe Negro e il Margherita 2023 di Damilano.

Tasting della seconda giornata
© Alessandro Fontanari
Tasting della seconda giornata

Il territorio che verrà

Quel che emerge dalle due giornate albesi è il ritratto di una denominazione che ha smesso di essere percepita come "minore" per diventare laboratorio espressivo a cielo aperto. Tra autoctoni ritrovati come la Nascetta di Novello, internazionali di finezza e un Nebbiolo sempre più identitario, la Langhe DOC conferma la propria vocazione a raccontare la complessità di un territorio unico al mondo.



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