Languedoc, un viaggio attraverso il vino
Un assaggio della più estesa area vitivinicola di Francia, passando dalla montagna alle colline, per conoscere alcune delle numerose AOP di un territorio in via di riscoperta.
Trecento giorni di sole l’anno e duecento di vento, tra Mediterraneo e montagne, Massiccio Centrale e Pirenei. Ecco la promessa del Languedoc, assieme a una varietà enorme di territori e microclimi. Sì, perché con circa 215mila ettari di vigneti, questa è la regione vinicola più estesa di Francia, affacciata sulla costa a sud del paese. Da sempre viene considerata per la sua voluminosa produzione – ancora oggi si produce qui circa un terzo del vino francese – ma da qualche decennio, grazie agli investimenti tecnologici e agronomici, si sta facendo strada nella voglia di riscoperta dei consumatori come regione al centro di un vivace rinnovamento. Del resto, ha anche molto da offrire, tanto in termini di varietà di terreni, altitudini e microclimi, quanto di uvaggi.
Le AOP (Appellations d’Origine Protegée) sono 18, a cui si aggiungono 13 denominazioni regionali o complementari, oltre a 16 IGP, distribuite in zone di montagna, collinari e costiere. Se a dominare l’AOP sono vitigni come Grenache, Carignan, Syrah e Mourvedre, non mancano altre uve a bacca rossa come Cabernet et Merlot – attenzione: l’AOP è sempre un assemblaggio mentre l’IGP permette più libertà. Non mancano Cinsaut e Terret Noir, mentre tra i bianchi – una parte più contenuta del vigneto – si trovano Grenache Blanc, Viogner, Clairette, Bourboulenc, Piquepoul, Roussanne, Marsanne, poi Chardonnay, Sauvignon Blanc e altre. A sua volta, il panorama aziendale è quanto mai variegato, dalle realtà più piccole alle grandi produzioni, dai progetti più recenti alle firme storiche, dalle conduzioni giovani alle più mature.
Questa complessità fa del Languedoc una sorta di grande diamante grezzo, dalle molteplici possibilità. Un territorio che, rispetto ad altri, è stato forse meno sotto i riflettori, ma che vale decisamente la pena di scoprire. Ecco dunque, a piccoli sorsi, qualche spunto di assaggio (e anche di viaggio) passando per i domaine proposti da Les Grand Chais de France.
UN CALICE TRA VIGNETI E RUFFES SULLE TERRASSES DU LARZAC
Situata a nord-ovest di Montpellier, Terrasses du Larzac è una denominazione relativamente giovane all’interno del panorama del Languedoc, nata solo nel 2014. Il nome è perfetto per suggerire il patchwork di paesaggi a ridosso delle alture che salgono verso il Massiccio Centrale francese. Qui i vigneti, posizionati in altitudine fino ai 400, godono di un clima mediterraneo, rinfrescato dal vento e riparati dai vicini rilievi.
Attorno al villaggio di Saint Jean de la Blaquière, il Domaine Plan de l’Homme, si estende su 14 ettari di terreni composti dalle caratteristiche ruffes, argille rosse ricche di ferro tipiche di questa zona. Un paesaggio senza eguali, fatto di dune rosse su cui gli appassionati di trekking lasciano scritte e messaggi disegnati coi ciottoli bianchi. E l’immaginazione viaggia quasi tra scenari fantascientifici di mondi sconosciuti. Qui si coltivano Syrah, Grenache, Carignan, Cinsault e Mourvèdre. Le uve vengono raccolte a mano e i vini sono carnosi e strutturati, come la Cuvée Sapiens 2023, maturata in botti di rovere nuovo e cemento. Naso di prugna, menta piperita e morbida carruba; mentre al palato acidità vivace, concentrazione e una sensazione pepata che si intensifica sul finale, assieme al calore e alla presa del tannino.
Nei pressi di Montpeyroux, le vigne biologiche del Domaine du Joncas, si collocano su un altopiano calcareo a 300 metri di altitudine, anch’esse su 14 ettari. Qui Grenache, Syrah, Carignan e Cinsault diventano protagonisti dell’assemblage e le vinificazioni avvengono in cemento. Le Canyon 2023 è un vino che esprime frutto e freschezza, bouquet di muffin ai mirtilli, erbe aromatiche e macchia mediterranea, per un sorso agile e materico, dal tannino setoso e una componente alcolica – 14,5% vol - davvero ben integrata.
LA BAUME, IL CALORE MEDITERRANEO E LA FOLIE
Direzione sud-ovest per raggiungere una tenuta storica della regione, situata nel villaggio di Servian, tra Béziers e la città medievale di Pézenas. La storia del Domaine de La Baume ha inizio nel 1880, fondata appena dopo la crisi della fillossera da Jean Prat, le cui iniziali appaiono ancora sul cancello in ferro battuto della tenuta.
La proprietà comprende oggi circa 200 ettari di vigneti su suoli estremamente diversificati, dai pendii semicollinari e calcarei agli altipiani argilloso-calcarei e argilloso-sabbiosi, esposti a un clima pienamente influenzato dal Mediterraneo. Anche i vitigni coltivati sono molti, sia a bacca bianca che nera, con possibilità molto ampie in termini produttivi, tanto nei volumi quanto nella varietà delle tipologie di vino. Vendemmie notturne, vinificazioni distinte per parcella e una cantina altamente tecnologica sono punti essenziali di una produzione davvero ampia, che va da bianchi, rosati e rossi più agili e beverini ai vini più complessi e strutturati, anche se soltanto una piccola parte viene affinata in legno.
Da provare, il Caméléon, Cabernet Blanc – qui sta il bello – vinificato solo da qualche anno, che nel millesimo 2023 regala aromi delicati di fieno e mandorla amara, per un sorso sapido, succoso e stimolante; ma anche il Garance, da uve 100% Grenache raccolte in anticipo, con macerazione di soli due giorni. Il millesimo 2024 è un calice rosso scarico di fragola profumata e peonia, sorso scattante, scorrevole, un vino “glouglou” da servire fresco. Inoltrandosi tra le etichette più strutturate, dalla linea Terres ci si sofferma sul Viogner 2023. Dodici mesi in botti di rovere francese e un bouquet tra lo speziato e l'agrumato, con un lato burroso seducente, che ricorda la noce di macadamia. Sapido e fruttato al palato, riempie la bocca con una texture carnosa e appagante. Tra i rossi invece, l’Elite d'Or Cabernet Sauvignon-Marselan 2022 si presenta dopo un affinamento in legno di circa un anno: naso balsamico, mentolato, frutti di bosco e macchia mediterranea, per un palato fresco, tannino levigato e morbide tostature a fine sorso, accompagnate da sensazioni di mentuccia e rosmarino.
Accanto ai locali di produzione, “La Folie”, l’edificio storico costruito da Jean Prat, attende gli ospiti con i suoi muri bianchi e i locali interni luminosi, ristrutturati in chiave moderna. Qui si degustano i vini dopo una visita in cantina e si fanno acquisti nello shop, ma si può anche partecipare ai numerosi appuntamenti che vengono organizzati dalla proprietà. La location si presta inoltre per eleganti eventi privati.
NEL CUORE DI PÉZENAS, A CHÂTEAU BELLES EAUX
Da La Baume, non occorre fare molti chilometri per raggiungere lo Château Belles Eaux, situato nel cuore della AOC Languedoc-Pézenas. Il nome, Belles Eaux, è dovuto alle numerose risorgive che scorrono intorno alla proprietà, per poi confluire nel fiume Peyne. Una risorsa che contribuisce anche all’equilibrio ambientale della zona e dello stesso vigneto, esteso su 78 ettari e suddiviso in differenti parcelle, sulle quali si coltivano principalmente uve a bacca rossa - Syrah, Grenache, Mourvèdre, Carignan – destinate a vini AOP.
L’edificio principale della cantina ricorda quello che nel sud Italia sarebbe definito una masseria. Una grande fattoria, i cui locali più vecchi risalgono al XVII secolo, con un’ampia e moderna cantina di vinificazione, che si sostituisce oggi ai vecchi locali scavati nella roccia, suggestivi ma non più adatti a ospitare la produzione.
La tenuta non è aperta al pubblico, salvo visite esclusive organizzate dalla proprietà, ma offre un’ottima prospettiva sui vini della denominazione. Ne è un esempio il bianco Les Coteaux 2023, da Grenache Blanc, Clairette, Vermentino e Roussanne. Fresco, beverino e salato, tra note di agrumi e frutta a polpa gialla. La versione rossa de Les Coteaux esprime nell’annata 2023 l’anima delle uve Syrah, Grenache e Mourvèdre, attraverso un bouquet orientato sull’amarena e i frutti di bosco, seguito da un sorso corposo, arrotondato da sensazioni tostate e ritorni di frutto scuro con un finale pepato. Infine, il Carmin 2022 esprime l’opulenza di un uvaggio dominato dal Syrah, affinato per l’80% in botti di rovere francese nuovo. Al naso esplodono mirtilli e more di gelso, sfumature di spezia dolci, vaniglia, cannella e cacao. Sensazioni che ritornano al palato, tra estrazione, corpo, morbidezze e tostature. Un sorso per chi ama le intensità.