Masciarelli entra in Altagamma e rafforza il ruolo del vino italiano
La storica cantina abruzzese entra nella Fondazione Altagamma, portando con sé una visione contemporanea del vino italiano e contribuendo a rafforzare la rappresentanza del comparto vinicolo e alimentare nel panorama dell’eccellenza Made in Italy. Un ingresso che parla di territorio, cultura d’impresa e posizionamento internazionale.
Masciarelli Tenute Agricole entra ufficialmente a far parte della Fondazione Altagamma, l’associazione che dal 1992 riunisce i protagonisti dell’alta industria culturale e creativa italiana. Un riconoscimento che consolida il posizionamento della storica realtà abruzzese all’interno dell’alto di gamma e che rafforza la presenza del vino italiano nel dialogo internazionale sul lusso e sullo stile di vita Made in Italy.
Abruzzo al centro di una visione contemporanea
Fondata nel 1981 da Gianni Masciarelli, figura chiave dell’enologia abruzzese, l’azienda ha contribuito in modo determinante a ridefinire l’immagine vitivinicola della regione. Oggi, sotto la guida di Marina Cvetic Masciarelli, Masciarelli Tenute Agricole continua a raccontare un Abruzzo autentico ma proiettato sul piano internazionale, attraverso una produzione che supera i 2 milioni di bottiglie esportate in oltre 60 Paesi.
Il valore strategico del vino per Altagamma
Con l’ingresso di Masciarelli, la Fondazione Altagamma porta a 22 il numero dei brand appartenenti al settore vinicolo e alimentare, confermando la centralità economica e simbolica di questo comparto nell’universo dell’alto di gamma. Un passaggio che assume un significato ancora più rilevante nell’anno in cui l’UNESCO ha riconosciuto la Cucina Italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità.
Cultura d’impresa e identità territoriale
Secondo Stefania Lazzaroni, Direttrice Generale di Altagamma, l’ingresso della cantina abruzzese arricchisce la mappa delle eccellenze italiane rappresentate dalla Fondazione, valorizzando una regione dalla straordinaria biodiversità. Un contributo che rafforza il racconto di un Saper Fare diffuso, capace di unire qualità produttiva, responsabilità e visione culturale.