Moncalisse: il Trentodoc ha un nuovo gioiello
Lo spumante premium delle sorelle Walch porta in bottiglia l’essenza di un luogo unico, a 600 metri sul Monte Calisio.
Nel cuore del Trentino, con la Val di Cembra alle spalle e la Val d’Adige di fronte, prende forma un’idea destinata a lasciare il segno nel mondo del Trentodoc e della spumantistica italiana. Si chiama Moncalisse – pronunciato Moncaliss – e il nome richiama l’altopiano del Monte Calisio, a 600 metri di altitudine, dove il vigneto di origine delle uve gode di una posizione privilegiata, aperta, con un’esposizione perfettamente a sud e una straordinaria escursione termica. Questo nuovo progetto premium di casa Walch è completamente staccato dal brand Elena Walch. Marchio, azienda, territorio e uve sono tutte a sé stanti.
DALL’ALTO DEL MONTE
Qui, su appena dodici ettari, si incontra una ricca varietà geologica: rocce metamorfiche come le filladi, terreni calcarei e porfirici che conferiscono ai vini una spiccata mineralità e sapidità. Nel cuore di questa tenuta si trova una parcella storica di un ettaro di Chardonnay, con piante di 60–70 anni, la vera anima del progetto, dal quale al momento viene prodotta la Riserva Montis Arcentarie (solo 4.500 bottiglie).
La collina di Moncalisse è un luogo intriso di storia: incisioni rupestri dell’età del bronzo e del ferro testimoniano una presenza umana antichissima e una vocazione comunicativa e spirituale che sembra continuare oggi attraverso il vino. Da questo insieme di elementi è nata l’idea di creare un Trentodoc di grande struttura ed eleganza, un vino che unisse artigianalità, territorio e identità.
SOSTENIBILITÀ CONCRETA
Il progetto Moncalisse è seguito dall’enologo Stefano Bolognani, trentino di origine, e da Odilon de Varine, consulente d’esperienza in Champagne (Henriot, Deutz, oggi Gosset), che ha definito l’avventura «una sfida emozionante, fondata su famiglia, valori e terroir». Per lui, la presenza del calcare è la chiave della finezza e della lunghezza di questo Chardonnay d’altura – una delle sue prime vinificazioni oltre i 600 metri, segno del futuro in tempi di cambiamento climatico.
Bolognani sottolinea l’approccio profondamente sostenibile: niente erbicidi né diserbanti, solo lavorazioni meccaniche, sovescio e concimazioni organiche. Una cantina ipogea scavata nella roccia friabile mantiene temperatura costante e sfrutta la gravità in ogni fase di lavorazione. Tutto il complesso è alimentato da 60 kW di pannelli fotovoltaici, e le bottiglie dalla forma di champagnotta leggera da 830 grammi rispecchiano la filosofia a basso impatto del progetto.
L’architettura della nuova cantina, firmata dai sudtirolesi David Stuflesser e Nadia Moroder, si fonde con il paesaggio: linee sinuose, materiali naturali, un bistrot panoramico e spazi per l’accoglienza fanno di Moncalisse un luogo dove vino e bellezza dialogano.
MONCALISSE NEL CALICE
I primi vini segnano già un esordio di carattere. Moncalisse Extra Brut Riserva Millesimato 2019 (8.500 bottiglie) mostra un brillante giallo paglierino, profumi di mela e pera, freschezza fine, teso, salino, seppur con un carattere ancora in evoluzione. Mentre Moncalisse Extra Brut Riserva Millesimato 2017 “Montis Arcentarie” (4.900 bottiglie) si rivela più complesso e maturo, con note di nocciola, buon perlage e lunga persistenza. Da godere in un calice ampio.
Entrambi i vini sono classificati come Riserva, con un affinamento sui lieviti di 56 mesi per il 2019 e 80 mesi per il 2017.
Ecco dunque che Moncalisse rappresenta un nuovo capitolo per il Trentodoc, dove tradizione, natura e visione contemporanea si fondono in un progetto unico. Come sottolineano Julia e Karoline Walch, le giovani protagoniste di questa rinascita: «è un momento emozionante e un grande traguardo. Vogliamo creare uno dei migliori spumanti italiani, capaci di raccontare l’essenza di questo appezzamento di terra». E il futuro? «Per ora ci concentriamo sulla parcella di dodici ettari, alcune viti sono da reimpiantare, la cantina da terminare. Non faremo mai vini fermi a Moncalisse, ma chissà, a noi comunque piace andare a vedere vigneti nuovi…», sorridono le sorelle.