“Pool wines”: i vini da bere con i piedi a mollo... anche col ghiaccio
Rosé on the rocks, bianchi profumati e rossi da frigo: vini leggeri, freschi e beverini che sfidano l’ortodossia e non si prendono troppo sul serio (per fortuna).
Lasciamo in cantina i rossi strutturati, le etichette impegnative e i vini da meditazione. In estate anche il vino si consuma in modo diverso. È tempo di aperitivi, si sta fuori di più e si beve qualcosa di più fresco, dissetante e leggero. Ecco dunque che iniziano a fare capolino bottiglie più immediate, frizzantine, macerate, floreali e fruttate, di annate giovani.
E una categoria non ufficiale ma comunque riconosciuta e riconoscibile nel panorama internazionale sono i cosiddetti pool wines. I vini da piscina. Perché sono perfetti da bere anche quando le temperature aumentano e perché ci piace associarli alla spensieratezza che si porta con sé l’estate, quando i weekend fuori porta ci attirano verso laghi, spiagge e piscine.
Questi vini, precisiamolo, non seguono i canoni più rigidi delle grandi degustazioni, l’unica regola è dettata dal piacere di sorseggiarli e godersi un momento di relax. Sono vini da bere freddi, a grandi sorsi, spesso a bassa gradazione, profumati e piacevolmente dissetanti.
I “vin de piscine” sono una cosa diversa
I francesi hanno coniato l’espressione “vin de piscine” ma ha un’accezione un po’ diversa. Con “vin de piscine” Oltralpe intendono – e qualcuno qui storcerà il naso – i vini serviti con il ghiaccio. Ebbene sì, con tanti cubetti di ghiaccio nel calice.
In Costa Azzurra nessuno se ne stupisce più, anzi, è diventato un trend che non conosce pregiudizi. Sedersi in un qualsiasi bar à vin di Saint-Tropez e chiedere un rosé piscine o una piscine de champagne significa semplicemente ordinare un calice non freddo: ghiacciato. In senso letterale.
Ma c’è un però: un vino qualsiasi non è consigliato. A funzionare bene in questa formula sono soprattutto i rosé chiari, luminosi, dai profumi floreali (fiori bianchi, rosa) e aromi fruttati delicati ma persistenti – pesca, litchi, mango – capaci di reggere bene l’impatto del ghiaccio.
Attenzione anche al bicchiere: meglio sceglierne uno ampio, capiente, nello stile dei calici da gin tonic, per permettere ai cubetti di diffondere gradualmente la loro freschezza senza sacrificare l’espressione del vino.
Se a questo punto siete ancora scettici, dovete anche sapere che Moët & Chandon, ad esempio, ha lanciato uno Champagne pensato espressamente per essere servito con ghiaccio, che si chiama Ice Impérial, sdoganando definitivamente l’idea.
acidità vivace, sensazione di freschezza in bocca e zero pesantezza.
profumi chiari, floreali, fruttati. Il naso deve invogliare subito al sorso.
tra i 10 e i 12,5% vol. al massimo, per potersi concedere un bicchiere in più senza pensieri.
non servono spiegazioni né decanter. Sono vini da bere senza troppe riflessioni, ma non significa bere male.
Quali tipologie scegliere
- Rosé: la fa da padrone ed è il vino da piscina più apprezzato, in tutte le sue declinazioni, dal classico Provenza-style alle versioni italiane più fruttate. Il Bardolino Chiaretto, il Cerasuolo d’Abruzzo o un Etna Rosato per esempio.
- Bianchi leggeri: come il Vermentino, il Pecorino, il Vinho Verde portoghese o un Sauvignon blanc dell’Alto Adige.
- Bollicine easy: Prosecchi, Lambruschi, Pét-Nat o Crémant francesi. Il perlage è sempre, e figuriamoci in estate, una garanzia di allegria.
- Orange light: vini macerati ma non estremi, con un filo di grip tannico che li rende interessanti anche con tapas e street food estivo.
- Rossi da bere freddi: è un sì purché siano leggeri e poco tannici. Tra i migliori i Beaujolais, Pinot Noir dalla Bourgogne, Frappato siciliano, Schiava dell’Alto Adige.
Perché farne incetta
Oltre a essere una combinazione ottimale per aperitivi, pranzi leggeri, picnic o barbecue, i pool wines sono spesso buoni alleati per food pairing informali: pesce crudo, insalate, spiedini di frutta, pizze gourmet o panini estivi. Sono vini convivali, e come tali sono più buoni quando sono condivisi.
E poi, diciamolo: nella loro apparente semplicità, molti di loro nascondono una bella precisione tecnica. Non è facile creare vini leggeri ma non banali.
L'estetica conta, ma non troppo
Un’etichetta funky, un colore spinto, una bottiglia dal design minimal o giocoso, e magari un tappo a vite: anche l’occhio vuole la sua parte. I pool wines flirtano volentieri con la cultura pop, la grafica indie e il marketing disinvolto. E perché non provare un vino in lattina? È comodo da bere anche dentro l’acqua, “fa vacanza”.
Da mettere in frigo subito: i nostri consigli
Rosé
Rissoa – Campo di Sasso (Toscana): Cabernet Franc & Syrah. Mediterraneo e agrumato.
Rosagreen – Pasini San Giovanni (Lombardia): 100% Groppello. Fresco e fine, reinterpretazione bio del rosato gardesano.
‘A Vita – Rosato Gaglioppo (Calabria): breve macerazione e affinamento in acciaio. Sorso marino, elegante e gastronomico.
Bianchi leggeri
Al Quasar – Rallo (Sicilia): floreale e aromatico.
Beatrice – Mura Mura (Piemonte): note di pera Decana, salvia e fiori di ciliegio.
Château Fleur Haut Gaussens – Sauvignon Blanc (Francia): elegante, fresco, con mineralità tipica.
Bollicine easy
Musaguzzo – Andrea Pilar (Umbria): Pet Nat da Sangiovese. Fragrante e beverino.
Vulcano – Zambon (Veneto): minerale, asciutto, con note floreali e fruttate.
Crémant d’Alsace – Dirler-Cadé (Francia): fine, floreale.
Orange light
Zibibbo – Barraco (Sicilia): agrumato ed erbaceo, ricco e sapido.
Orange Wine – Poderi dal Nespoli (Emilia Romagna): tropicale e strutturato, molto complesso e cremoso.
Stelle di Giorno –Tenuta Fornace (Lombardia): biologico, macerato sulle bucce per 20 giorni. Fruttatissimo e floreale (banana, ananas, miele), solo lieviti indigeni. Solo 6,5% per un vino che è più che un succo di frutta.
Rossi da bere freddi
Mediaevum Vernatsch – Gump Hof (Alto Adige): leggero, fruttato, fresco
Tzerb – Controvento, Orto Tellinum (Lombardia): Nebbiolo eroico, intenso, balsamico.
Lezèr – Foradori (Trentino): Teroldego leggero e sperimentale, nato da vinificazioni creative post-grandine.