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© Othmar Kiem

Alois Clemens Lageder: "Evoluzione, non rivoluzione. E il futuro è in Sudtirolo"

Vino
Intervista
Alto Adige

Dal passaggio generazionale alla svolta biodinamica completata nel 2024, dalla nuova geografia dei vigneti al progetto “Misto Mare”, fino al fenomeno Summa: a tu per tu con il capo-tenuta di Magrè che guida una delle realtà più influenti del vino sudtirolese.

Seduti tra le mura storiche dell’Osteria Paradeis all’interno del bellissimo Casòn Hirschprunn di Magrè s.s.d.v., Alois Clemens Lageder racconta dieci anni di scelte: il graduale subentro al padre, la conversione di tutti i vignaioli partner al biologico-biodinamico, i 15 ettari acquisiti nei cru migliori, i brand “Teralpina” e “Riff”, e il successo di “Misto Mare”. E poi Summa, l'evento che ogni anno richiama oltre mille professionisti e che quest'anno ha registrato il sold-out più rapido di sempre.

Simon Staffler e Othmar Kiem: Partiamo dal presente. Dove sta andando Lageder?
Alois Clemens Lageder:
Siamo nel pieno di un cambio generazionale, ed è fondamentale interrogarsi. Mio padre ha sempre fatto vini alpini e freschi, e anch'io voglio farli. Ma le condizioni sono cambiate: servono metodi nuovi per ottenere lo stesso risultato. Non è stata una rivoluzione, come qualcuno ha percepito dall'esterno, ma un'evoluzione. Abbiamo sperimentato molto, a volte forse esagerato, ma la stilistica resta quella.

Lo Chardonnay Löwengang, uno dei primi Chardonnay barricati italiani, è considerato un'icona. Cos'è cambiato davvero nel modo di farlo?
Dal 2020 lavoriamo una parte dell'uva sulle fecce per portare in primo piano la riduzione, la mineralità. Il 2020 è stato un'annata calda e rischiavamo vini troppo larghi e alcolici. Abbiamo ridotto il legno nuovo da un terzo del 2012 a meno del 10% attuale: le uve non reggono più l'incidenza del legno come un tempo, con l'irraggiamento solare di oggi sono più sensibili.

La pergola - come forma di allevamento - torna centrale?
Assolutamente sì, anche per vini top come lo Chardonnay Löwengang. La pergola offre più ombra, migliore acidità, consente rese leggermente più alte senza perdita qualitativa. Per vigne che devono durare 100 o 150 anni, è la scelta giusta. Ovviamente i costi sono più alti e la meccanizzazione ridotta, ma se parliamo di vini di spicco, il conto torna.

Il 2024 è stato l'anno della piena conversione dei partner.
Una pietra miliare. Oggi tutti i circa 70 vignaioli partner lavorano in biologico o biodinamico. È stato un processo di vent'anni e ha richiesto anche separazioni dolorose – penso per esempio al Haberlehof. La nuova generazione della famiglia che lo gestisce da decenni non voleva seguirci. Oggi siamo risaliti a 70 aziende, con circa 90 ettari dei partner più i nostri 52, per un totale intorno ai 145-150 ettari.

Chi guida la conversione?
Al contrario del caso Haberlehof, le giovani famiglie. Chi ha bambini che giocano in vigna non vuole che entrino in contatto con certi prodotti. La struttura frammentata dell'Alto Adige aiuta: insegnanti, medici, con un piccolo vigneto, persone che scelgono consapevolmente il bio. Ma attorno al nostro territorio il movimento bio si è concentrato quasi esclusivamente da noi, come ci ha fatto notare il responsabile dei controlli. Chi voleva convertirsi è venuto da noi.

“Misto Mare” nasce proprio per sostenere questo movimento – e facilitare la transizione.
Esatto. Accogliamo uve dei nuovi partner nei tre anni di conversione. È un vino che raccoglie uve sotto e sopra i 500 metri, fermentate insieme. Il nome è un gioco ispirato al fritto misto di pesce, buffo, ma si ricorda. La mia speranza? Che Misto Mare non diventi mai bio certificato, perché significherebbe che il movimento si è fermato. Finché c'è Misto Mare, significa che nuovi vignaioli stanno convertendo.

Veniamo alla strategia: Avete acquistato in un botto 15 ettari in cru d'eccezione. Non male!
Otto ettari al Römerberg a Caldaro e sette a Völser Aicha, quest'ultima una posizione straordinaria per il futuro. In parallelo cediamo parcelle buone, che però non sono più in linea con la nostra filosofia di qualità o logisticamente complicate: per un'azienda biodinamica serve compattare i corpi aziendali, limitare le superfici di confine. Non voglio arrivare a 70 ettari di proprietà, voglio crescere qualitativamente.

Gli altri due progetti in casa Alois Lageder “Teralpina” e “Riff”: che ruolo hanno oggi?
Sono pilastri, non marginali. Teralpina è sulle 400.000 bottiglie prodotte, Riff intorno alle 700.000 – in calo, è la marca più complessa, perché nata per la gastronomia e poi costretta a spostarsi sul dettaglio durante il Covid, in concorrenza con giganti americani. Gli Stati Uniti oggi producono il 50% del loro Pinot Grigio: il mercato è cambiato. Ma il fuoco resta Alois Lageder sulla gastronomia.

Mercati principali?
Italia al 30%, di cui circa la metà in Alto Adige. Poi Germania, Benelux, UK, Canada, USA, Asia. Fun fact: In Canada e USA vendiamo molto bene anche il Vernatsch!

Passiamo a Summa. Quest'anno record di sold-out.
Mai stati così in anticipo: apertura vendite a metà febbraio, la giornata di sabato esaurita a inizio marzo, il “tutto esaurito” tre settimane dopo. 1.200 persone il sabato, 1.000 la domenica (più rilassata per scelta). Summa è sempre più rilevante, e lo sentiamo. Qualcuno l'ha definita il miglior evento vinicolo d'Europa: è bello sentirselo dire.

Perché avete lasciato ProWein?
A ProWein non facevamo più incontri di lavoro veri. I partner internazionali sono tutti migrati a Parigi. In gennaio e febbraio ho girato io stesso con il responsabile per Germania, Belgio e Paesi Bassi: meno costi, più conversazioni di qualità. E Summa non viaggerà: non siamo organizzatori di eventi, siamo produttori. Summa resta qui, come Vinexpo a Bordeaux richiamava il mondo dagli Château.

Criterio di selezione: sostenibilità oltre il certificato?
Esatto. I nuovi devono essere biodinamici, e di fatto lo sono tutti. Ma la certificazione è un pezzo, non tutto. Stiamo pensando a un questionario di valutazione, perché molti lavorano in modo eccellente senza certificato. Ci sono più di 400 aziende in lista d’attesa. Vorrei averle tutte qui con noi. Ma il limite sono 115. La selezione rimane il punto più delicato: dove si traccia la linea?

Complimenti, davvero. Ma il vino del Sudtirolo tra dieci anni dove sarà?
Lo vedo positivamente. I bianchi premium hanno ancora margine, anche sui prezzi. Dobbiamo fare attenzione alla crescita delle superfici vitate e allo sconto aggressivo: se si sente parlare di 10+5 tra cantine altoatesine, è un segnale pericoloso. La tecnologia ci aiuterà sui terreni ripidi – droni, sistemi automatici di trattamento. Sul vino dealcolato per il Sudtirolo non vedo senso: non si può parlare di terroir e poi passare il vino in una macchina. Molto più interessanti le alternative fermentate – kombucha, Verjus, Sparkling Tea – soprattutto per una ristorazione d'alto livello che preferisce produrle in casa.



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