Amarcord gastronomici: ritorno agli anni Ottanta
Dalle Girelle al Cucciolone, dal succo Billy alla 7Up. Un flashback tra i prodotti più in voga del decennio che ha lasciato ricordi indelebili nel cuore (e sulle papille gustative) di molti di noi.
Erano gli anni del postmodernismo, dei walkie talkie e dei Duran Duran. I paninari rifuggivano l’impegno politico, sfogando la loro voglia di ostentazione davanti ai fast food. Erano gli anni delle spalline imbottite e delle giacche oversize, dei Roy Rogers e dei Levi’s, degli zaini Invicta, dei piumini Moncler e delle Timberland ai piedi. La televisione passava Occhi di Gatto, Hazard e l’A-Team accanto a varietà come Fantastico e Drive-In. Ai botteghini spopolavano i Goonies, Ritorno al Futuro e gli instant movie italiani come Vacanze di Natale, mentre le tavole straripavano di cocktail di gamberi, pennette alla vodka e tartine al salmone.
Gli anni Ottanta sono stati così: un decennio denso di trasformazioni, simbolo di quella voglia di novità e di ricchezza che si lasciava progressivamente alle spalle la semplicità di un tempo per abbracciare da un lato l’arrivo delle prime tecnologie, dall’altro la diffusione della cultura di massa. In questi anni cambiavano anche gli stili di vita e le abitudini degli italiani, e i prodotti confezionati dell’industria alimentare entravano a gamba tesa nelle case, riflettendo non solo tendenze temporanee, ma un ben più radicato cambiamento culturale.
E se già allora c’era Raf che si chiedeva cosa sarebbe rimasto di quegli anni, oggi proviamo a rispondere passando in rassegna alcuni dei prodotti memorabili che quel decennio ha lasciato in eredità: dai biscotti alle merendine; dalle caramelle ai gelati; dai liquori alle bevande gassate (e l’elenco sarebbe lunghissimo).
I BISCOTTI E LE MERENDINE
Negli anni ’80 la colazione era un rituale imprescindibile, segnato dall’avvento delle merendine che avevano introdotto i prodotti da forno a un pubblico ampio. Ogni Millennial ricorderà sicuramente quando, da bambino, aspettava di scoprire quali sorprese si nascondessero dentro i pacchi di biscotti della Mulino Bianco. I loro Tarallucci hanno fatto scuola, ma sono tanti i prodotti che hanno sfamato nell’intervallo intere generazioni: dai Galletti alle Tortorelle; dai Baiocchi alle Crostatine, dal Tegolino fino al mitico Soldino.
In quel periodo la Ferrero rilanciava con la Fiesta, consegnando alla grande distribuzione un altro prodotto che, con oltre 50 anni di storia, può essere considerato uno dei più longevi in Italia. Realizzata a partire dal 1964, la ricetta prevedeva uno strato di crema all’arancia racchiuso in un soffice pan di Spagna ricoperto da cacao, cui in seguito si aggiunse la variante Tuttifrutti (con canditi). Qualche anno più tardi, nella “Vetrina delle Bontà” di Motta compariva la mitica Girella. Farcita con strati di nocciola o ricoperta di cioccolato, fu definita da molti “la prima merendina culturalmente rivoluzionaria”.
LE CARAMELLE
In una decade segnata dal boom dell’industria dolciaria, gli zuccheri hanno sempre rappresentato una certezza, con le caramelle e i chewing-gum aromatizzati a spianare la strada. Indimenticabili le Big Babol di Perfetti, proposte in molteplici gusti (alla fragola, all’uva, frizzantine, panna e cacao) attraverso spot che promettevano “Grandi palloni, grandi emozioni”, interpretati da volti noti tra cui anche Bud Spencer.
Il 1986 segnò l’arrivo delle Fruit Joy, lanciate sul mercato italiano con una campagna cui prese parte anche il cestista Bobby Kinzer, sfidato da un ragazzino ad assaggiarle senza masticarle sulle note del jingle “Alle morbide Fruit Joy tu resistere non puoi. Devi, devi, devi, devi, devi masticar!”.
Tra le caramelle che più hanno fissato il ricordo di quegli anni ci furono poi le Rossana, icone di zucchero con un dolcissimo ripieno alla mandorla create da Luisa Spagnoli e Federico Seneca nel 1926, ma rimaste sulla cresta dell’onda almeno fino alla fine degli anni ‘80. Immancabili nella credenza di ogni nonna e richiamo irresistibile, inserito anche tra le scene del film Youth di Paolo Sorrentino.
I GELATI
Non c’è vero approfondimento sui grandi classici degli anni Ottanta, senza un excursus sui gelati che più hanno ingolosito le estati dell’epoca, tra cui Eldorado ha scritto la storia. A partire dal Piedone alla fragola, che ha fatto sognare intere generazioni di bambini con il suo grosso alluce da mangiare, con o senza cioccolato. Tra i più amati c’era poi il Camillino, un biscotto farcito con gelato alla panna che per diversi anni ha condiviso i tabelloni con il suo – forse più celebre – fratello maggiore: il Cucciolone, una goduria allo stato solido entrato nella memoria per le vignette stampate sulle sue morbide cialde. Stessa azienda anche per il Calippo, che segnò un cambio di passo nel mondo dei ghiaccioli sostituendo al classico stecco con un più funzionale tubo di cartone. A commercializzarli oggi c’è Algida, che già negli anni ’80 portava nelle spiagge il Cornetto al whisky, altro autentico must.
LE BIBITE
Chattanooga, Tennessee. “Quando il sole ti spacca in quattro, il modo migliore per battere la sete è Lipton Ice Tea. E come dice Dan, Fee-noo-mee-naa-le”. Era il 1987, quando in televisione scorrevano le immagini di questo spot con cui Dan Peterson consacrava anche in Italia il successo del Lipton Ice Tea.
Ma furono diverse le bibite a segnare in modo indelebile tutto il decennio: dal Succo Billy, che con il suo brick colorato rappresentava tutto ciò che allora era trendy e ricercato, alla 7 Up, approdata nel Belpaese come risposta della Pepsi alla Sprite. Di fatto, fu la gazzosa più amata dai consumatori di quegli anni, spinta da spot come quello del 1983 che la presentava accanto al popolarissimo gioco Pac-Man con il sottofondo di “Bette Davis Eyes”.
IL CARRELLO DEL BAR
Forse non tutti sanno che fu proprio una réclame televisiva ad alimentare il mito di quella “Milano da bere” che, a partire dagli anni ’80, definiva i canoni degli ambienti sociali in cui imperavano il benessere e una vita all’insegna della mondanità.
Al centro dello slogan creato nel 1985 da Marco Mignani c’era l’Amaro Ramazzotti, pubblicizzato come “L’amaro della vita, di una giornata che non è mai finita. (…) Una Milano da vivere, da sognare, da godere. Questa Milano da bere”.
Proprio Milano, già da qualche anno aveva legato il suo nome anche a un altro pilastro della liquoristica nazionale: il Cynar, amaro al carciofo che l’attore Ernesto Calindri aveva portato alla ribalta tra gli anni ’70 e ’80 sorseggiandolo in mezzo al traffico come rimedio “contro il logorio della vita moderna”.
Altrettanto in voga, e tutt’ora in produzione ma meno fortunati rispetto ai precedenti, anche il Vov, creato da Pezziol con una miscela di tuorli d’uovo e Marsala, così come il Biancosarti, l’aperitivo “vigoroso” comparso in più di una pubblicità accanto a testimonial tra cui Giorgio Gaber, Amedeo Nazzari, Raoul Casadei e il “tenente Kojak” Telly Savalas.