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I piatti italiani più amati al mondo

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Pesce d'Aprile

Pizza, pasta, tiramisù: conquistano ogni latitudine, peccato che nel viaggio abbiano perso qualsiasi contatto con la realtà.

Esiste un fenomeno che gli antropologi non hanno ancora studiato abbastanza, forse perché troppo doloroso da affrontare: il mondo intero ama la cucina italiana. La ama con una passione viscerale, commovente, totalizzante. La ama così tanto da volerla migliorare.
Per il quindicesimo anno consecutivo, la cucina italiana è stata eletta la più amata al mondo. Un primato straordinario. Un motivo di orgoglio nazionale. Un risultato che andrebbe però letto con qualche cautela — e con un bicchiere di vino a portata di mano, preferibilmente robusto.

Perché là fuori, amici, sta succedendo di tutto.

La pizza: un'icona globale (nel senso più largo possibile del termine)

Cinque miliardi di pizze consumate ogni anno solo negli Stati Uniti. Un numero che fa girare la testa e che include, sia detto chiaramente, la "Hawaiian pizza": base di pomodoro, mozzarella, prosciutto cotto e ananas sciroppato. Non è una provocazione. Non è un esperimento. È una scelta consapevole, difesa con calore da milioni di persone che la ordinano ogni venerdì sera con la stessa serenità con cui un napoletano ordina una Margherita.
Da Napoli, nel frattempo, si leva un silenzio carico di significati che non è possibile trascrivere in forma scritta.
Esistono anche la pizza al mac and cheese — con sopra i maccheroni al formaggio, su una pizza, sì — e la "pizza al cheeseburger", che è esattamente quello che sembra e sulla quale non ci soffermeremo per rispetto dei lettori più sensibili.

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La carbonara in salsa bianca

In Francia, Germania, Benelux e in alcuni angoli imperdonabili del Regno Unito, ordinare una carbonara significa ricevere spaghetti (già sbagliati) annegati in una crema densa e lattiginosa che con guanciale, pecorino e uova ha lo stesso rapporto che ha un Mojito con un Barolo.
Le varianti documentate includono: carbonara con panna e piselli, carbonara con pollo grigliato, carbonara con funghi, cipolla stufata e prezzemolo fresco. Il tutto servito come "ricetta tradizionale romana".
A Roma, gli anziani piangono. I giovani mandano screenshot su WhatsApp. I pizzardoni guardano altrove.

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Il tiramisù: adottato dal mondo intero

In Brasile si prepara con il brigadeiro al posto del mascarpone. Negli Stati Uniti esiste il "Tiramisu Cheesecake Parfait Cup" in monoporzione con coperchio di plastica e una percentuale di cacao stimata intorno allo zero virgola qualcosa. In Australia c'è chi lo prepara con il Vegemite — una pasta di lievito fermentato color catrame — e lo serve agli ospiti italiani osservando poi con curiosità la loro reazione.

Nessuno di questi dolci è un tiramisù. Ma vengono proposti con la stessa devozione con cui una nonna veneta inzuppa il savoiardo nel caffè. Ed è difficile, davvero difficile, non voler bene a tutto questo casino.

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Il ragù alla bolognese e il ketchup

Il ragù bolognese ha depositato la sua ricetta ufficiale alla Camera di Commercio di Bologna nel 1982. Da allora ha intrapreso un viaggio per il mondo da cui non è mai tornato. Negli States è rosso fuoco, dolciastro, servito su spaghetti scotti con "Parmesan" in busta che non ha mai visto una forma di Parmigiano nemmeno in fotografia. In alcune versioni mediorientali compare la cannella. In quelle asiatiche lo zucchero. In una ricetta anglosassone catalogata con dolore da un ricercatore italiano in un momento di debolezza, compare il ketchup.
Il ketchup nel ragù.
Il ragù bolognese, dal canto suo, non commenta.

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Il pesto: verde, ma di cosa esattamente?

Pesto di avocado, pesto al curry, pesto con anacardi, pesto con coriandolo, pesto con basilico tailandese. In un supermercato della Florida è stata immortalata — la fotografia circola ancora come una reliquia del dolore — una confezione di "Italian Pesto Sauce" con basilico essiccato, olio di semi di girasole, aglio in polvere e "natural flavors": voce che nella legislazione alimentare americana può significare praticamente qualsiasi cosa, tranne il basilico di Pra'.

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Conclusione finale

Tutto quello che hai letto è rigorosamente, documentatamente, tragicamente vero... o forse no?
Eppure la cucina italiana è ugualmente la più amata al mondo. Resiste a tutto: all'ananas, alla panna, al Vegemite, al ketchup nel ragù. Resiste perché dietro ogni storpiatura c'è un atto d'amore, per quanto tecnicamente discutibile.

Abbiamo scritto questo articolo per il 1° aprile. Abbiamo finto indignazione, abbiamo calcato la mano. Ma mentre leggevi — inorridito, giustamente — in cucina stava già bollendo qualcosa di completamente diverso. Qualcosa che con la pasta non c'entra niente. Qualcosa che viene dal mare, che ha le squame, che sa di iodio e di primavera...

Buon pesce d'Aprile!



Alessandro Fontanari
Alessandro Fontanari
Responsabile di redazione
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