Burato Wines: la Valpolicella raccontata da Cristina Mercuri MW
L'enologo Damiano Peroni e la Master of Wine hanno presentato quattro annate di Valpolicella Superiore e Amarone Riserva. Un progetto che punta sulla precisione del cru più che sull'estensione.
In occasione di Vinitaly 2026, lunedì 13 aprile il ristorante Antica Torretta di Verona ha ospitato una cena privata firmata Burato Wines. Sul palco, insieme al patron Andrea Burato, la Master of Wine Cristina Mercuri e l'enologo Damiano Peroni hanno guidato gli ospiti in una degustazione dedicata a una visione rigorosa e contemporanea della Valpolicella.
Il cru come unità di misura
La cantina, nata dieci anni fa nel nucleo storico di Marcellise, si estende su una proprietà di circa 20 ettari, ma concentra il progetto vitivinicolo su appena 2 ettari selezionati tra le parcelle più vocate. Una filosofia che si restringe per precisione, lavorando esclusivamente su vitigni autoctoni e valutando ogni unità produttiva come un cru autonomo.
Vigneti progettati per il vino finale
L'impostazione agronomica è radicale: due sistemi di allevamento distinti, Guyot e Pergola, destinati fin dall'origine a produrre due vini diversi. Da un lato le uve per la vinificazione in fresco del Valpolicella Superiore, dall'altro quelle pensate per l'appassimento dell'Amarone. Una gestione differenziata in ogni fase che capovolge una prassi diffusa in denominazione, privilegiando tensione, bevibilità e precisione rispetto all'opulenza.