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Champagne, il lusso di cambiare

Champagne
Sostenibilità
Vino
Francia

Da tre secoli la regione simbolo delle bollicine dimostra che tradizione e innovazione non sono opposti. Dalla ricerca genetica ai robot in vigna, passando per la sostenibilità, la Champagne guarda al futuro con la stessa determinazione con cui ha costruito il proprio mito.

Quando si pensa alla Champagne, vengono spontanee immagini di antiche Maison, cantine scavate nel gesso e cuvée leggendarie. È facile immaginare una regione immobile, custode di una tradizione ormai consolidata. Visitandola oggi, però, emerge una realtà molto diversa. La Champagne continua a cambiare, forse più di qualsiasi altra grande denominazione europea, affrontando con pragmatismo la sfida più complessa della sua storia: il cambiamento climatico.

© Omany Tavares

Nuovi allevamenti e varietà resistenti

L'obiettivo non è riscrivere l'identità dello Champagne, ma preservarla. Per questo nei vigneti si sperimentano nuovi sistemi di allevamento, valutando se la storica elevata densità d'impianto sia ancora la scelta migliore in un contesto di temperature sempre più elevate. Parallelamente procede la ricerca genetica: Voltis, prima varietà resistente autorizzata, può oggi rappresentare fino al 5% del vigneto e al 10% dell'assemblaggio, ma gli occhi sono già puntati sulla seconda generazione di vitigni resistenti, chiamata a offrire un profilo qualitativo ancora più convincente.

© Omany Tavares

Qanopée, barbatelle sotto serra

La ricerca coinvolge anche il materiale vegetale. Ne è un esempio Qanopée, il progetto condiviso da Champagne, Borgogna, Beaujolais e, più recentemente, Jura, nato per produrre e conservare nuove barbatelle in serre protette dai principali vettori di malattie. Un investimento da circa 10 milioni di euro che punta a garantire il futuro del vigneto, considerato strategico quanto la lotta che un tempo salvò l'Europa dalla fillossera.

Foto fornita

Robot tra i filari di Moët & Chandon

Anche l'innovazione più spettacolare resta al servizio della sostenibilità. Nel centro di ricerca Fort Chabrol di Moët & Chandon i piccoli robot autonomi percorrono i filari lavorando il terreno e limitando gli interventi manuali. Dal 2021 la Maison ha eliminato completamente l'impiego di erbicidi, sostituendoli con la gestione meccanica dell'interfila, resa possibile proprio da queste nuove tecnologie. Oggi circa l'80% dei conferitori è certificato secondo gli standard ambientali della denominazione e ogni anno viene rinnovato circa il 2% del patrimonio vitato.

Robot autonomi
© Mathieu Liebart
Robot autonomi

Verso la neutralità climatica

La sostenibilità è ormai parte integrante della strategia della Champagne. La regione è stata la prima al mondo, già nel 2003, a calcolare la propria impronta di carbonio e si è posta l'obiettivo della neutralità climatica entro il 2050. Dal 2011 il peso della bottiglia è stato ridotto da 900 a 835 grammi, contribuendo in modo significativo alla diminuzione delle emissioni, mentre in poco più di vent'anni la filiera ha ridotto del 25% la CO₂ per bottiglia.

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L'Italia, mercato di conoscitori

Non sorprende quindi che l'Italia sia oggi uno dei mercati più importanti per lo Champagne. Se per volumi dominano le grandi Maison, è soprattutto l'ampiezza dell'offerta a distinguere il nostro Paese: oltre 800 etichette sono regolarmente importate, dalle firme più celebri fino ai piccoli Récoltant-Manipulant che in molti altri mercati restano pressoché introvabili. Una ricchezza che riflette la curiosità e la competenza del pubblico italiano, da tempo tra i più attenti conoscitori dello Champagne.

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Evolversi senza perdere l'anima

Eppure, passeggiando tra i 34.200 ettari vitati distribuiti in 319 crupatrimonio mondiale UNESCO dal 2015 – non si ha mai l'impressione di una corsa affannosa verso il futuro. Forte di oltre tre secoli di storia, la Champagne affronta anche l'attuale rallentamento del mercato con una serenità quasi disarmante. È la consapevolezza che il successo di questo territorio non è nato dalla paura di cambiare, ma dalla capacità di evolversi senza perdere la propria anima. Ed è forse proprio questa la più grande lezione che oggi la Champagne può offrire al mondo del vino.



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