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Come l'enoturismo può crescere in Italia

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Il turismo del vino italiano visto da FINE #WineTourism Marketplace Italy, primo salone b2b organizzato da Riva del Garda Fierecongressi e Feria de Valladolid, tra prospettive di sviluppo e spunti internazionali.

Entrare nei saloni della fiera FINE #WineTourism Marketplace Italy, lo scorso martedì 28 e mercoledì 29 ottobre a Riva del Garda, non offriva l’immagine tipica delle fiere legate al vino. Niente via vai densi di persone, calici, bottiglie e voci costanti in sottofondo. L’atmosfera, piuttosto, era composta, poche persone in giro tra i banchi, molta presenza alle conferenze e un leggero brusio in lontananza, che indicava i meeting in corso in un’area dedicata agli incontri b2b.

In tutto la due-giorni – primo evento italiano organizzato da Riva del Garda Fierecongressi e Feria de Valladolid – ha coinvolto 76 espositori italiani e internazionali, e 74 buyer provenienti da 24 Paesi. Cifre che testimoniano di una manifestazione ancora piccola, alla sua prima edizione, ma altamente performante: sono stati oltre 1.440 incontri di business mirati, l’89% dei quali nati da una preferenza reciproca tra domanda e offerta. Un incontro facilitato da un sistema di matching che ha permesso alle aziende di fissare appuntamenti in maniera efficace e professionale.

© FINE #WineTourism Marketplace Italy

ISTANTANEA DELL’ENOTURISMO ITALIANO

Ora più che mai è il momento di spingere per un’evoluzione più professionale e sistemica dell'enoturismo in Italia, come dimostra un Rapporto dedicato ai modelli di gestione, alle scelte di investimento e alla governance italiana del turismo del vino, presentato da Roberta Garibaldi, docente all’Università di Bergamo e presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, e da SRM Centro Studi, collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo.

L’indagine, svolta su un campione di 200 imprese tra grandi, medie e piccole, ha cercato di restituire l’immagine di un settore difficile da inquadrare, proprio perché i confini si confondono facilmente con quelli del turismo tout-court, rendendo meno semplice la raccolta di dati.

In questo scenario, l’enoturismo rappresenta un’attività-chiave per le aziende vitivinicole: per il 18% di esse l’attività di incoming genera oltre il 60% del profitto e, oltre alle degustazioni, le attività di ristorazione e di pernottamento sono offerte rispettivamente dal 36% e dal 30% delle aziende. Tra le attività offerte dalle cantine dominano le visite con degustazione e i corsi di preparazione al vino – con prezzi medi che nel 51% dei casi sono compresi tra i 36 e i 50 euro – ma sono molto diffuse esperienze diversificate, sia outdoor che manifestazioni culturali, oltre all’organizzazione di eventi e cerimonie. Un’offerta che si è evoluta molto negli ultimi dieci anni e che continua ad arricchirsi.

Il 68% delle aziende ha accolto tra 100 e 2.000 visitatori l’anno, mentre solo una piccola parte (5%) ha superato quota 5.000. I turisti stranieri rappresentano poco più del 30%, mentre se analizziamo i dati medi europei, i visitatori internazionali pesano in cantina il 43%, con uno stacco netto di 12 punti percentuali.

Foto di Elle Hughes su Unsplash

SI PUÒ FARE DI MEGLIO

L’aspetto da migliorare riguarda in primis la capacità di stare al passo con la tecnologia, specialmente per quanto riguarda la comunicazione sui social e l’AI, ma anche l’evoluzione delle reti di vendita dell’offerta enoturistica. Il 90% delle aziende utilizza Facebook e l’88% Instagram, mentre sono marginali le piattaforme più frequentate dagli under 30, come YouTube (17%) e TikTok (8%). Inoltre l’impiego di tecnologie più avanzate, come chatbot basati sull’intelligenza artificiale, resta limitato (meno dell’1%). Fatti 100 gli investimenti complessivi realizzati dalle aziende nell’ultimo triennio, solo l’1,2% è stato destinato a soluzioni basate sull’AI e il 2,9% ai sistemi CRM per la gestione dell’offerta enoturistica.

Telefono ed e-mail restano i canali prediletti per la vendita di esperienze in cantina, mentre solo un quarto delle aziende si affida a piattaforme online specializzate e solo il 27% collabora con agenzie di viaggio o tour operator.

Se maggiormente potenziate, le capacità di utilizzo di tutti questi strumenti potrebbero aiutare le aziende italiane a raggiungere una quota maggiore di turisti stranieri, sempre più abituati ad appoggiarsi alla tecnologia nell’organizzazione dei propri viaggi.

© FINE #WineTourism Marketplace Italy

SPUNTI DAL RESTO DEL MONDO

FINE non è stata solo un’occasione di incontro b2b, ma anche di incontro di pensiero tra specialisti provenienti da diverse zone del mondo, che hanno condiviso strategie e punti di vista, attraverso il programma di convegni.

«Se c’è una cosa che manca a tutte le zone vitivinicole del mondo, per potenziare l’enoturismo, è senz’altro una formazione efficace e continua dei nostri addetti all’ospitalità», ha detto Paul Wagner, docente al Napa Valley College. Sì, perché è questo che potenzia lì dove le mancanze si presentano, come nel caso dell’approccio ancora troppo timido a reti e tecnologie da parte del settore enoturistico italiano.

Ma le conoscenze da integrare sono anche strategiche, come ha dimostrato Isabel Kottmann dell’Hoheschule Geisenheim University, che ha portato dalla Germania l’esperienza del territorio del Reinhessen. «È importante capire ciò a cui i visitatori sono interessati oltre al vino e utilizzare quella conoscenza per migliorare la nostra attività», diversificando così l’offerta. Un esempio di questa filosofia è arrivato dalla regione del Duero, in Spagna, grazie all’intervento di Enrique Valero, che ha illustrato come ad Abadìa Retuerta l'offerta enoturistica sia costruita soprattutto attorno al visitatore, pensando all’interesse gastronomico – grazie al ristorante stellato, Refectorio – ma anche ai servizi benessere e alle attività all’aria aperta, che corredano il vino. Una proposta che deve pensare se stessa come inserita in un contesto: «Non si è isolati, dobbiamo sempre pensare che le persone vorranno girare e conoscere ciò che si trova nel territorio».

Ecco quindi che la necessità di fare rete è fondamentale e, in questo senso, Paolo Pozzi di Trentino Marketing ha portato l’esempio di una promozione integrata e facilmente accessibile per il consumatore, che porta online le attività di tutte le aziende in un calendario di eventi condiviso e facile da utilizzare.

Forse lo spunto più forte è arrivato però sempre da Napa. «Vediamo Napa come una destination, non come una “wine” destination – ha affermato Wagner – I nostri competitor sono Las Vegas, Los Angeles e non le altre zone vinicole. Vogliamo competere con le più grandi destinazioni del pianeta». E forse è proprio questa la filosofia da seguire, per individuare un percorso di crescita sistematico e a lungo termine.


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