Custodi del Lambrusco: un gruppo di produttori unito per valorizzare il territorio
Tra Modena e Reggio Emilia, ventisette aziende vitivinicole hanno dato vita a una nuova realtà associativa. L’obiettivo è condividere un approccio comune alla qualità e promuovere una visione collettiva del Lambrusco, partendo dalla filiera agricola fino alla comunicazione.
Nel panorama vitivinicolo emiliano, il Lambrusco continua a essere al centro di percorsi identitari e di valorizzazione. Tra questi si inserisce il progetto dei Custodi del Lambrusco, associazione fondata a Febbraio 2025 da 27 produttori tra le province di Modena e Reggio Emilia, con l’intento di proporre una visione condivisa del vino simbolo di questo territorio.
Il nome scelto – “Custodi” – sottolinea una volontà: prendersi cura del Lambrusco in ogni fase della produzione, dalla vigna alla bottiglia, con attenzione alle pratiche agronomiche, alla coerenza stilistica e alla trasparenza verso il consumatore.
Un manifesto per orientarsi
A definire il perimetro d’azione dell’associazione è un manifesto in otto punti, discusso e approvato dai soci all’inizio del 2025. I temi spaziano dalla tutela del paesaggio vitato alla valorizzazione dei vitigni autoctoni, dal rispetto della biodiversità alla promozione del vino come espressione culturale del territorio.
Tra le righe, emerge una volontà di posizionamento chiaro: proporre un Lambrusco che possa essere percepito anche fuori dai confini regionali come vino identitario, gastronomico e di qualità. Nessuna rottura con le strutture già esistenti, ma piuttosto un’iniziativa parallela, nata spontaneamente tra produttori con affinità operative e visione simile.
Varietà e approccio condiviso
I soci dell’associazione operano su denominazioni storiche come Lambrusco di Sorbara DOC, Grasparossa di Castelvetro DOC, Reggiano DOC e Colli di Scandiano e Canossa DOC, e lavorano su vitigni come Salamino, Marani, Montericco, Maestri e altri ancora, in una mappa ampelografica ampia e articolata.
Molti di loro – da realtà affermate come Cleto Chiarli, Cantina della Volta o Lini 910, fino a realtà più piccole e indipendenti – condividono un approccio orientato alla filiera controllata e alla valorizzazione delle peculiarità di ogni singola espressione del Lambrusco.
Non solo vino, ma cultura produttiva
Secondo quanto dichiarato dal presidente Fabio Altariva, l’associazione non nasce con intenti contrappositivi, ma con il desiderio di raccontare il Lambrusco con un linguaggio più vicino alla sensibilità contemporanea, anche in termini di comunicazione e presenza sui mercati. La dimensione culturale ha un ruolo centrale nel progetto, così come il confronto costante tra soci con esperienze produttive diverse.
Come si legge nel manifesto, l’idea è quella di un Lambrusco che può essere “curioso, versatile, adatto alla tradizione ma anche alla sperimentazione”, e che merita di essere raccontato non solo per la sua convivialità, ma anche per la sua complessità agricola ed espressiva.
Prospettive e prossimi passi
Attualmente, l’associazione è in fase di strutturazione e si prepara ad avviare una serie di attività di promozione, formazione interna e confronto con il mondo della ristorazione e della distribuzione. La presentazione ufficiale alla stampa è avvenuta nel marzo 2025, ma il percorso è stato avviato già a partire dall’estate precedente, con i primi incontri informali tra i produttori fondatori.
In un contesto dove il Lambrusco continua a cercare nuove vie di lettura e di presenza sui mercati, i Custodi propongono un modello incentrato su qualità, coerenza e identità territoriale. Un tassello in più, che arricchisce la narrazione complessiva di questo vino così radicato e al tempo stesso in continua evoluzione.