Export del vino italiano negli USA: dopo la corsa, arriva il tonfo di aprile
Dopo mesi di crescita, aprile segna un netto calo delle spedizioni di vino italiano verso gli Stati Uniti: -7,5% in volume e -9,2% in valore. L’Osservatorio Uiv punta il dito sui dazi americani e sugli squilibri del mercato internazionale.
La frenata è arrivata. Ad aprile 2025, il vino italiano ha visto crollare le esportazioni verso gli USA con un -7,5% in volume e un -9,2% in valore rispetto allo stesso mese del 2024. A darne notizia è l’Osservatorio del Vino di Unione italiana vini (UIV), che ha analizzato i primi effetti dei nuovi dazi imposti dall’amministrazione Trump: inizialmente al 20% tra il 2 e l’8 aprile, poi ridotti al 10%. In calo anche il prezzo medio: -2%.
L’effetto “scorte” si è esaurito
Il brusco rallentamento arriva dopo un primo trimestre 2025 caratterizzato da una corsa alle scorte in vista proprio dei dazi. Un comportamento che aveva gonfiato artificialmente i numeri: a gennaio e febbraio le esportazioni erano volate oltre il 12% in volume e il 22% in valore. Ma ora, con le scorte americane già riempite, il sistema si sta riallineando alla realtà dei consumi.
Un quadrimestre in chiaroscuro
Nonostante il tonfo di aprile, il primo quadrimestre chiude ancora con segno positivo: +0,9% a volume e +6,7% a valore, per un totale di 666 milioni di euro. Ma il confronto con i dati di marzo (+12,5%) lascia poco spazio all’ottimismo. E la situazione diventa ancora più critica se si guarda al contesto extra-UE: -9% nei volumi e -2,4% nei valori.
Parla Frescobaldi: «Serve una strategia sul mercato»
Da tempo chiediamo di guardare agli effettivi consumi e non solo ai numeri delle spedizioni
ha dichiarato Lamberto Frescobaldi, presidente di UIV.
L’urgenza ora è affrontare gli squilibri di mercato, diventati evidenti e potenzialmente pericolosi in vista della prossima vendemmia. Se si esclude il traino statunitense, l’export extraeuropeo perderebbe ancora più terreno: -15% a volume e -10% a valore, con forti cali in Asia e Russia.
Chi tiene (e chi no)
Nel dettaglio, peggiora la performance nel Regno Unito (-5% a volume, -6% a valore), mentre restano stabili Svizzera e Canada, con quest’ultimo in crescita dell’8% a volume. In Asia, Giappone e Cina frenano, mentre sorprende in positivo la Corea del Sud.