Salta al contenuto

I cru di Bibbiano alla prova del tempo

Vino
Chianti
Degustazione
Toscana
Vino rosso

Una verticale dal 1997 al 2019 racconta l’identità di Vigna del Capannino e Vigne di Montornello, due storici appezzamenti di Bibbiano, e il loro ruolo nell’evoluzione del Chianti Classico.

Due vigne che sono anche due anime del Sangiovese, ma che hanno un solo filo conduttore: l’autenticità del territorio di Castellina in Chianti. La retrospettiva organizzata a Milano - una verticale che dal 1997 arriva fino al 2019 - ha offerto l’occasione di rileggere la storia recente della Tenuta di Bibbiano, e di soffermarsi sul percorso tecnico e culturale che dalla visione pionieristica di Giulio Gambelli conduce oggi alla mano consapevole di Maurizio Castelli.

Un’intuizione che diventa identità: la nascita dei cru

Tutto nasce nel 1988, quando per la prima volta viene imbottigliato il Chianti Classico della Vigna del Capannino

Gambelli, che è stato l’enologo dell’azienda dal 1942 al 2005 (sebbene non lo fosse per formazione), aveva intuito la forza espressiva delle singole parcelle in un’epoca in cui il concetto di cru era quasi assente nel Chianti Classico. In queste vigne Gambelli lavorava con un’idea tanto semplice quanto radicale: il vino deve riflettere la terra da cui proviene, senza sovrastrutture. Vinificava parcella per parcella, non temeva l’uso delle botti nuove quando servivano, ma rifiutava l’intervento fine a sé stesso. La sua filosofia non era “fare poco”, ma togliere l’inutile.
Da Montalcino porta un clone di Sangiovese scelto insieme a Tancredi Biondi Santi, convinto che la Capannino meritasse un’interpretazione pura e rigorosa.

Quell’approccio, rivoluzionario nella sua semplicità, è ancora oggi la chiave di lettura dell’azienda. «Dall’iniziale intuizione di Gambelli fino all’attuale conduzione di Maurizio Castelli e del suo staff, abbiamo sempre seguito la stessa filosofia: produrre vini autentici, fedeli alle peculiarità che il Sangiovese acquisisce tra le nostre vigne», racconta Tommaso Marrocchesi Marzi, quinta generazione della famiglia proprietaria dal 1865.

Tommaso Marocchesi Marzi
© Tenuta di Bibbiano
Tommaso Marocchesi Marzi

Gli anni ’90 a oggi, tra crisi di identità e riscossa territoriale

«Nel Chianti Classico, gli anni ’90 sono ricordati come la stagione della ricerca della muscolarità: vini scuri, potenti, strutturati, influenzati dalla stampa internazionale. È un’estetica distante dalla vera natura del territorio, che invece privilegia eleganza, dettaglio e precisione. Parallelamente una nuova classe sociale accede alle proprietà agricole, portando sensibilità produttive molto diverse tra loro. Il risultato è un’identità di denominazione spesso confusa», spiega Tommaso Marrocchesi Marzi.

La presidenza di Sergio Zingarelli segna un punto di svolta: rilancio del Gallo Nero e introduzione della Gran Selezione, vincolata ai vigneti di proprietà. Un modello che recupera la logica dei cru, necessaria per aggiungere valore e portare coerenza tra azienda, vigneto e vino.

Oggi, i consumatori con cultura enologica sono tornati a cercare origine più che stile. Marrocchesi Marzi continua: «La territorialità è di nuovo un valore, e Bibbiano si trova in posizione privilegiata perché possiede cru storici lavorati singolarmente da oltre trent’anni. Non molte aziende del Chianti Classico possono vantare un percorso così lungo di patrimonializzazione della singola vigna».

© Tenuta di Bibbiano

Alla prova del tempo

La degustazione milanese (dalle annate 1997, 2005, 2015 e 2016 della Vigna del Capannino fino alla 2019 delle Vigne di Montornello) ha evidenziato sia l’evoluzione tecnica dell’azienda sia la coerenza identitaria dei due cru. Le differenze tra i millesimi emergono, ma il carattere delle vigne resta inconfondibile: Capannino offre un Sangiovese profondo, materico, inizialmente rigoroso e teso, capace però di distendersi nel tempo in un profilo complesso, con tannini morbidi e avvolgenti anche dopo decenni. Montornello, al contrario, si mostra più luminoso ed estroverso, dominato da note floreali e da una freschezza fragrante, subito accogliente nel bicchiere.

Dalla dialettica tra questi due poli nasce l’identità di Bibbiano: due interpretazioni complementari, unite da un unico progetto territoriale.


Di più sull'argomento
1 / 12