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© Consorzio Vino Nobile di Montepulciano

Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano 2026

Vino
Nobile di Montepulciano
Toscana
Vino rosso
Anteprime

Tra passato ingombrante e futuro necessario: le Pievi prendono quota, ottimo il Rosso, il resto deve decidere.

A Montepulciano la storia non è un elemento decorativo: è materia viva. È nei palazzi rinascimentali, nei documenti antichi, nelle citazioni di Redi, nei racconti di Jefferson, nei registri notarili del Trecento. Ma all’Anteprima 2026 la questione non era (solo) celebrare il passato. La domanda vera era un’altra: il Vino Nobile sta davvero compiendo la trasformazione che il mercato internazionale richiede? I numeri sono solidi, la struttura economica è robusta, l’export supera il 64%, la Germania rimane il primo mercato seguita dagli Stati Uniti, il territorio è certificato Equalitas ed è il primo distretto italiano ad averlo fatto. Tutto questo costruisce credibilità. Ma alla fine, come sempre, è il bicchiere a parlare.

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Annata 2023: selezione obbligatoria, maturità ancora parziale

La 2023 è stata un’annata complessa già in vigna. Primavera piovosa, pressione di peronospora significativa, perdite produttive anche importanti in alcune parcelle. Poi un’estate calda, con maturazione rapida e un riequilibrio climatico a settembre che ha consentito vendemmie sane tra fine settembre e inizio ottobre. Dal punto di vista agronomico, una stagione che ha richiesto attenzione e decisioni tempestive. Dal punto di vista enologico, però, le difficoltà climatiche non possono diventare alibi stilistici.

Su 24 campioni di Vino Nobile 2023 degustati, circa la metà ha convinto pienamente, l’altra metà meno. E non per limiti intrinseci dell’annata, ma per scelte interpretative. Alcuni vini mostrano ancora un’impostazione legata a un’estetica del passato: estrazioni marcate, concentrazioni eccessive, legni dominanti che comprimono il frutto, tannini asciuganti, talvolta leggere deviazioni aromatiche che disturbano la precisione. È un linguaggio che non trova più sponda nei mercati maturi. Il consumatore evoluto oggi cerca eleganza, tensione, leggibilità territoriale. Dove invece si è lavorato con misura, la 2023 dimostra che il potenziale c’è.

Tra i campioni che hanno espresso equilibrio, pulizia aromatica e prospettiva evolutiva meritano una menzione le aziende de Le Bèrne, Boscarelli, Il Molinaccio di Montepulciano, Poliziano, Tenuta Aliotto, Guidotti e Gracciano della Seta. In questi vini il Prugnolo Gentile - Sangiovese, ndr - è protagonista: il frutto è definito, il tannino è rifinito, il legno è strumento e non il fine. Qui si percepisce un Nobile che dialoga con il presente.

© Consorzio Vino Nobile di Montepulciano

2022: l’annata che respira

Se la 2023 divide, la 2022 offre una lettura più armonica. Rispetto alla 2021, ancora compatta e quasi marmorea nella sua struttura, la 2022 appare più fluida, più immediata nella beva, senza rinunciare alla profondità. È un’annata che mostra come la denominazione possa coniugare struttura e dinamica gustativa. In particolare, nelle Pievi si percepisce una coerenza crescente.

Antico Colle (Pieve Cerliana), Boscarelli (Pieve Cervognano), Le Bèrne (Pieve Cervognano), Guidotti (Pieve Cervognano), Tenuta Trerose (Pieve Valiano), Poliziano (Pieve Caggiole) e Gracciano della Seta (Pieve Gracciano) hanno presentato interpretazioni che rendono tangibile la differenza tra le 12 unità geografiche aggiuntive. Le Pievi iniziano a parlare una lingua comprensibile, riconoscibile, credibile.

© Consorzio Vino Nobile di Montepulciano

Le Pievi: la vera svolta

Il progetto Pieve non è un’operazione cosmetica. È un cambio di paradigma. Regole più severe, minimo 85% Sangiovese, vigneti con almeno 15 anni, rese contenute, 36 mesi di affinamento. Questo non restringe la denominazione, la qualifica. Codifica una realtà storica e la traduce in strumento competitivo. I risultati migliori dimostrano che quando la disciplina viene interpretata con convinzione, il salto qualitativo è evidente. Le Pievi oggi rappresentano la parte più coerente e più promettente del Vino Nobile.

© Consorzio Vino Nobile di Montepulciano

Rosso di Montepulciano: energia e modernità

Il confronto dedicato al Rosso di Montepulciano, nella tavola rotonda che il sottoscritto ha moderato con la Next Generation di Poliziano, Boscarelli, Le Bèrne, La Ciarlana, Carpineto e Tiberini, ha mostrato un dato interessante: spesso il Rosso appare più centrato stilisticamente, rispetto a parte della produzione di Nobile. Più freschezza, più immediatezza, maggiore capacità di dialogare con mercati differenti. Non è un paradosso, è un segnale.

La denominazione dispone di energie giovani e consapevoli. Sono nati spunti importanti, come l’applicazione del brand conosortile obbligatorio sulle bottiglie per sottolineare e tutelare la riconoscibilità del territorio d'origine,  a proposte di estrazioni meno lunghe in termini enologici dal punto di vista stilistico. Qualcuno ha pure proposto di cambiargli il nome in “Prugnolo”, per dargli maggiore identità (chissà cosa ne penserà Boscarelli?). Da qui parte la nuova strada del Rosso del Montepulciano.

È stato inoltre particolarmente positivo vedere 57 aziende presenti all’Anteprima: una partecipazione ampia e concreta che dimostra coesione e volontà di confronto. La presenza compatta dei produttori è un segnale di maturità del territorio e di responsabilità condivisa.

Il ritorno di Avignonesi

Il rientro di Avignonesi alle Anteprime ha aggiunto spessore all’evento. Il portafoglio presentato in azienda nella giornata di domenica è stato ampio e convincente: Vino Nobile, Sangiovese IGT “Grandi Annate”, il Merlot “Desiderio”, tra i Merlot storici della Toscana (presente anche nel nostro ultimo Trophy Merlot), e l’iconico 50&50 in collaborazione con Capannelle. Un messaggio chiaro: Montepulciano può giocare con ambizione nel panorama toscano di alto livello.

© Avignonesi

Una denominazione davanti allo specchio

Montepulciano possiede storia, struttura economica, riconoscibilità internazionale e oggi anche un progetto territoriale solido. Ma la transizione non è ancora compiuta. Una parte della produzione ha già intrapreso la strada della finezza e della precisione. Un’altra parte sembra ancora legata a un’estetica superata.

Le Pievi stanno dimostrando quale possa essere il futuro. La 2022 rafforza la fiducia. La 2023 invita alla riflessione. Il Vino Nobile non ha bisogno di reinventarsi: deve semplicemente scegliere con coerenza chi vuole essere nei prossimi vent’anni.


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