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© Federico Bontempi

Da Lavis alla Val di Cembra: un viaggio tra vino, arte e porfido

Vino
Trentino
Val di Cembra

Un percorso tra due cantine cooperative trentine consorziate — Cantina La-Vis e Cembra Cantina di Montagna — unite dall'Avisio, dal progetto Zonazione e da una visione comune: vini che raccontano la terra senza mediazioni.

Parte tutto da un torrente. L'Avisio nasce tra i ghiacciai e scende verso Trento tracciando una rotta che è anche una storia: attraversa Lavis, attraversa la Val di Cembra, attraversa le vite di chi ha scelto di restare su questi versanti a fare vino. Seguire il suo corso significa capire perché due cooperative — Cantina La-Vis e Cembra Cantina di Montagna — abbiano scelto di consorziarsi. Non è solo una logica industriale: è un patto tra comunità che condividono radici, fatica e visione.

Lavis: dove il nome è già un manifesto

Il viaggio comincia a Lavis, pochi chilometri a nord di Trento, dove Cantina La-Vis è nata nel 1948 dalla volontà di 14 viticoltori convinti che le uve di quelle colline valessero qualcosa. Il nome intreccia il paese con la parola latina vis — forza — quasi un programma: la forza dell'acqua, la forza della terra, la forza della comunità. Oggi la cooperativa riunisce 400 soci su circa 400 ettari vitati sulle Colline Avisiane.

Negli anni Ottanta La-Vis fu la prima cantina sociale d'Italia a introdurre la filosofia della Zonazione: vitigno giusto al posto giusto. Un'idea semplice, rivoluzionaria nella pratica. Terre grigie calcaree da un lato, terre rosse argillose dall'altro, la brezza dell'Ora del Garda che scorre tra i filari. Il progetto — con la sua Carta dei Suoli — è ancora il cuore pulsante della filosofia produttiva della cooperativa.

Ritratti: quando il vino diventa opera d'arte

Nel 2025 La-Vis ha rilasciato il nuovo volto della sua linea più identitaria: i Ritratti. Non un restyling ma un percorso collettivo, frutto della sinergia tra soci, agronomi ed enologi. Le etichette — sei referenze destinate al canale Horeca — portano i dipinti originali di Margherita Paoletti, frutto di una scelta (lunga e per niente semplice) in collaborazione con l'ADAC e il curatore del Mart di Rovereto Gabriele Lorenzoni. Ogni bottiglia è un ritratto: figure femminili immerse nella natura, a richiamare il legame viscerale tra chi coltiva e la terra coltivata.

La bottiglia bordolese, ispirata a quella degli anni Ottanta, è un gesto preciso: non nostalgia, ma filo diretto con la storia. Il Sauvignon nasce tra Giovo e Meano su suoli di porfido e argilla, con note di litchi, salvia e pietra focaia. Lo Chardonnay viene dalla Collina di Pressano, cremoso e minerale. Il Lagrein porta nel calice la potenza di una terra che non concede nulla facilmente.

Un giardino fuori dal tempo

Prima di lasciare Lavis vale la pena salire al giardino dei Ciucioi. Pochi passi dal centro storico, eppure un'altra dimensione: questo giardino terrazzato ottocentesco, ufficialmente noto come giardino Bortolotti, fu commissionato dall'imprenditore ed ex sindaco di Lavis Tommaso Bortolotti tra il 1840 e il 1860, con un investimento di oltre 60.000 fiorini dell'epoca. Vent'anni di lavori per costruire qualcosa che non assomigliasse a niente di ciò che esisteva nei dintorni.

Il giardino si sviluppa in un percorso di diverse rampe, alla cui sommità si trova la casa del giardiniere, con una successione di terrazzamenti e strutture eclettiche: la facciata di una chiesa neogotica, un castello con porticato, un criptoportico, una loggia rinascimentale, guglie moresche. La Grande Guerra lasciò i suoi segni, e per decenni il giardino rimase in un abbandono sospeso tra fascino e declino. Nel 1999 il Comune di Lavis lo ha acquisito, avviando il restauro; dal 2019 è visitabile con visite guidate curate dall'Ecomuseo Argentario.

Inserirlo in questo itinerario non è una forzatura: il giardino dei Ciucioi racconta la stessa tensione che si ritrova nelle vigne di La-Vis e di Cembra, quella tra la volontà umana di plasmare un territorio difficile e la natura che reclama la sua parte. Un luogo che sa di tempo e di caparbietà — esattamente come i muretti a secco della Val di Cembra, esattamente come una cooperativa che ha deciso di scommettere sulla qualità quando nessuno ancora ci credeva davvero.

La valle verticale: su verso Cembra

Lasciata Lavis, si risale l'Avisio verso est. La strada si stringe, i vigneti scalano le pareti. Il paesaggio cambia registro: non più colline gentili ma pendii scoscesi, terrazze strappate alla roccia, muretti a secco che salgono fino a dove l'occhio arriva. Settecento chilometri di muretti a secco costruiti letteralmente pietra dopo pietra, dalle stesse mani che raccolgono l'uva. Siamo nella Val di Cembra.

Cembra Cantina di Montagna sorge a Cembra Lisignago, a 700 metri sul livello del mare, con circa 300 soci. I vigneti si estendono tra i 500 e i 900 metri, con pendenze superiori al 40%. Qui si pratica la viticoltura eroica: ogni ettaro richiede oltre 900 ore di lavoro l'anno. Non è retorica — è la descrizione di giornate fisicamente impegnative e una vendemmia sempre e solo manuale.

Il porfido: oro rosso, firma invisibile

La roccia che plasma tutto, qui, si chiama porfido. Effusiva di origine vulcanica del periodo permiano, modellata dall'Avisio e dai ghiacciai, è l'oro rosso dei valligiani: una risorsa economica per intere generazioni e, insieme, il nutrimento delle viti. La sua firma nel calice è inconfondibile — sapidità, freschezza, mineralità che non si imitano altrove.

È a questa pietra che Cembra ha dedicato i TrentoDoc Oro Rosso. Il Dosaggio Zero Riserva da uve Chardonnay — 48 mesi in bottiglia — porta sentori di orzo, pasticceria e frutta gialla, sorso sapido e minerale estremamente bilanciati. Il Blanc de Noirs Riserva, presentato nel marzo 2026, aggiunge la voce del Pinot Nero coltivato tra i 600 e i 700 metri.

Il Pinot Nero, a queste altitudini, conserva freschezza, precisione ed eleganza. Il porfido restituisce nel calice una sapidità che è la firma più autentica dei vini Made in Val di Cembra.

racconta l'enologo Stefano Rossi.

Un fil rouge lungo l'Avisio

Quello che unisce La-Vis e Cembra non è solo una partecipazione societaria. È una visione condivisa che parte dalla stessa domanda: come si fa a fare vini che raccontino davvero questo angolo di Trentino? La risposta passa dal territorio — dalla sua mappatura meticolosa, dalla selezione parcella per parcella, dall'ascolto dei viticoltori. E passa dalla sostenibilità: entrambe le cantine aderiscono ai protocolli SQNPI, preservando suoli e paesaggio.

C'è poi una continuità umana che attraversa le generazioni. I muretti a secco — riconosciuti dall'UNESCO nel 2018 come bene immateriale dell'umanità — non sono solo un'eredità da preservare: sono la forma visibile di un patto collettivo con la terra. La Val di Cembra è "Paesaggio rurale storico d'Italia" per il Ministero delle Politiche Agricole. Non un titolo onorifico: il riconoscimento di secoli di lavoro comune.

Come vivere questo viaggio

Il percorso più naturale comincia alla Vinoteca di Cantina La-Vis, in via del Carmine a Lavis: non un semplice punto vendita, ma un centro eventi con degustazioni tematiche, serate e incontri che costruiscono l'atmosfera della cooperativa. Da qui, risalendo l'Avisio — la strada è stretta e bella — si raggiunge Cembra Lisignago in meno di mezz'ora.

I vini da cercare: i Ritratti di La-Vis per capire la biodiversità delle Colline Avisiane attraverso sei varietà e sei dipinti; gli Oro Rosso di Cembra per sentire in bollicina la verticalità e la mineralità della valle. Non due esperienze separate — un unico racconto che scorre come il fiume: dall'alta collina alla montagna, dalla vigna all'arte, dalla pietra al calice.



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