Derthona, il tempo del Timorasso
Dall’intuizione di Walter Massa alla coesione del territorio: a Derthona 2.0 il bianco dei Colli Tortonesi mostra carattere, pluralità di stili e una crescita ormai matura e consapevole, attraverso l’anteprima dell’annata 2024.
Timorasso. Cosa vuol dire, davvero, Timorasso? Sembra quasi derivare dal latino timor, che significa paura. In una strana crasi con la parola "smargiasso", che denota una personalità tutt’altro che timorosa, quanto più eccessivamente egoriferita e spaccona. Forse il Timorasso è proprio questo equilibrio instabile.
In effetti, i produttori dei Colli Tortonesi potrebbero rispecchiarsi fedelmente in questa descrizione. Alcuni più pavidi, ancora oggi timidi nel proporre sul mercato le prime annate dei loro vini, nati sull'onda lunga sollevata da chi è impossibile non citare: Walter Massa. E altri più coraggiosi, al lavoro già da decenni e visceralmente convinti dell’eccezionalità del loro territorio e del vitigno, tanto da aver definito nel tempo uno stile iconico e riconoscibile.
Eppure le persone di qui sono anche altro. Lo abbiamo potuto constatare in tre giorni di Derthona 2.0, l'evento che annualmente propone in anteprima a stampa e appassionati le nuove annate di Timorasso (quest'anno la 2024 e poi la 2023 a confronto) promosso dal Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi, guidato da Gian Paolo Repetto. Ascoltare i produttori, conoscerli in cantina o anche durante i vari dibattimenti tecnici, ci ha fatto intendere che forse questo Consorzio funziona proprio perché fatto di tante persone diverse che però ragionano sul serio come una squadra e una famiglia, con un unico obiettivo comune: rafforzare, consolidare e far crescere la denominazione Derthona (l'antico nome della città di Tortona) in Italia e a livello internazionale.
Non esistono segreti industriali, ma solo buone pratiche condivise. Un dato su tutti ne certifica la compattezza: il 98% dei produttori locali aderisce al Consorzio, unendo 46 comuni distribuiti su 6 valli.
Un vitigno difficile
Storicamente questi territori esistono per la Barbera, però oggi vivono una nuova epoca d’oro grazie proprio al Timorasso. Non è una strada in discesa. Il vitigno è difficile, quasi "capriccioso": la sua parete fogliare è fitta, crea un effetto cappa che trattiene l'umidità, elevando il rischio di peronospora. La fortuna di queste valli è la brezza costante, che asciuga i grappoli e permette, in alcuni casi fortunati, persino lo sviluppo di quella muffa nobile che regala al vino complessità e verticalità. Gli fa bene.
La crescita del Timorasso è stata poi assimilabile ad una vera rivoluzione agricola, per chi ne vive: dai totalmente irrisori 0,5 ettari del 1987 siamo passati ai 500 ettari sul 2025. Una cavalcata iniziata dai vignaioli locali e proseguita, dal 2015, con l’arrivo di importanti investitori langaroli, che hanno intuito come il Derthona fosse l'ancora di salvezza necessaria per compensare la contrazione commerciale della Barbera. E anche diversificare la produzione di Barolo.
Focus annata 2024: contrasti e carattere
Il debutto della 2024 a Derthona 2.0 ha rivelato un'annata di interesse anche se non la migliore, segnata da una vendemmia quantitativamente ridotta (le piogge hanno pesantemente inciso sulla resa), ma qualitativamente poliedrica.
- Il profilo sensoriale: rispetto alla 2023, la 2024 mostra un volume in bocca sorprendente nonostante le vette di calore estivo (molte giornate sopra i 34°C). I profili aromatici si spaccano in due filosofie: da un lato nasi floreali e balsamici, quasi agrumati; dall'altro versioni più cariche, mielate o figlie di brevi macerazioni che puntano sulla grassezza.
- Acidità vs grassezza: La 2024 conferma la libertà interpretativa del territorio. C’è una tensione evidente tra chi cerca la freschezza tagliente e chi predilige il tocco "burroso". La varietà di interpretazioni è oggi forse più ampia che in qualsiasi altra denominazione italiana di bianchi.
- Scelte di mercato: Nonostante l’anteprima, molti produttori hanno deciso di non uscire ancora sul mercato con la 2024, preferendo regalare al vino un ulteriore affinamento per domare l'esuberanza estrattiva di quest'anno.
- Innovazione nel packaging: Si nota una decisa e felice tendenza verso l'uso del tappo a vite, strumento ideale per preservare la freschezza e l'integrità di un vino che, per sua natura, punta a sfidare i decenni.
Cosa aspettarsi dai prossimi anni
Ogni valle e ogni altitudine raccontano una storia diversa. Se la Val Borbera, con le sue altitudini maggiori e il clima più rigido, si sta rivelando il distretto perfetto per le basi spumante (le "bollicine" di Timorasso sono ormai una realtà consolidata ancora poco prodotta), il nervo del tortonese continua a produrre bianchi fermi che non temono il confronto con i grandi Riesling o gli Chablis.
In definitiva, il Timorasso non ha più paura. Non ha più bisogno di dimostrare nulla. Ha trovato una voce, e soprattutto una comunità capace di sostenerla. Non è più il vino di un’intuizione isolata, ma il risultato corale di un territorio che ha imparato a riconoscersi e a crescere insieme.