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T-made 76 AV: come si costruisce il calice perfetto per esaltare l’Amarone

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L’Amarone ha finalmente il suo calice, un contenitore che può cambiare radicalmente l’espressione del vino. Dietro al T-made 76 AV di Italesse ci sono due anni di ricerca, centinaia di degustazioni e l’obiettivo di regalare all’Amarone il bicchiere che ne esprime al meglio tutte le caratteristiche.

Chi conosce già abbastanza bene il mondo – immenso – che si cela dietro a bicchieri, calici, coppe e boccali, sa che si può bere molto diversamente in ognuno di essi, e che trovare quel particolare contenitore che meglio sta con un determinato vino è un discorso molto tecnico, molto complicato e che, spesso ahinoi, non trova mai il giusto matrimonio. Questo perché nel corso del tempo sono state due le principali correnti di pensiero che hanno portato allo studio e alla creazione dei calici da vino.

Due scuole di pensiero: varietali e universali

La prima mette al centro i vitigni e dà origine dunque ai calici varietali, pensati, appunto, per meglio esprimere un determinato uvaggio. Prima di analizzare questa filosofia è però opportuno fare una doverosa premessa: nessuna corrente di pensiero è regola, semplicemente, ognuno di noi è libero di sposarla oppure no, essendo solo una delle moltissime interpretazioni che si possono dare alle cose del mondo. Ma la domanda a questo punto sorge un po’ genuinamente: come può lo stesso calice esprimere in modo puntuale uno stesso vitigno che magari però è prodotto in regioni enoiche completamente differenti e che segue certamente anche diversi disciplinari? Difficile.

Forse allora la risposta è nella seconda corrente di pensiero: quella del calice universale, progettato per rispecchiare vini bianchi, vini rossi, bollicine o vini appassiti. Alcuni blasonati funzionano egregiamente, va detto, ma si lasciano indietro parecchio.

© Fabrice Gallina

La terza via: i calici sensoriali di Italesse

Un merito a questo punto va dato ad un’azienda italiana, Italesse, che da qualche anno ha messo a punto una linea di calici che si inseriscono sul mercato a colmare un bel gap, e lo fanno con un’altra filosofia, quella dei calici sensoriali. Dapprima con quello per il Vermentino di Gallura e di Sardegna, poi con quello del Brunello di Montalcino (divenuto calice ufficiale del Consorzio) e poi con quelli pensati per Barolo e Oslavia, ecco che inizia a profilarsi una zonazione dei territori più importanti anche attraverso i calici.

© Fabrice Gallina

Il calice sensoriale che cambia l’esperienza di degustazione dell’Amarone

L’ultimo nato in casa Italesse è il T-made 76 AV, progettato per l’Amarone e disponibile dal 30 settembre scorso per gli operatori di settore e anche per i privati (in questo caso solo tramite e-shop). Il calice è stato sviluppato insieme all’associazione “Famiglie Storiche” dell’Amarone – che ad oggi conta tredici soci: Allegrini, Begali, Bertani, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Torre D’Orti, Zenato – a supporto del progetto grazie alla fornitura di campioni per poter effettuare i vari test.

Per realizzarlo l’azienda triestina è partita dallo studio degli aromi e delle loro combinazioni, interrogandosi su quale forma potesse essere la più indicata per esprimere freschezza, acidità, complessità, macerazione. Fondamentale il briefing iniziale con le case produttrici coinvolte, alle quali si è chiesto cosa volessero trovare nell’espressione in bicchiere del loro vino. Poi, dopo due anni di lavoro, quasi settecento degustazioni e sei prototipi ecco la versione finale. Le pareti ampie ed avvolgenti della coppa ed il bevante pronunciato servono ad esaltare carattere, equilibrio ed eleganza. Il fondo invece è ampio e piatto, utile per non rendere sgradevole l’impatto alcolico e puntare invece su morbidezza e complessità. Il diametro del bevante punta a valorizzare l’intensità olfattiva e il tannino.

© Fabrice Gallina

Esperimenti e sentori aromatici: cosa cambia tra calici diversi

La presentazione ha mostrato in modo concreto come la scelta del calice possa modificare radicalmente la percezione del vino. In una prima fase, quattro aromi distintivi – prugne, cioccolato, tabacco e caffè – sono stati messi a confronto in diversi calici firmati Italesse, rivelando come la forma del bicchiere possa esaltare o attenuare le componenti aromatiche.

Successivamente, cinque diverse espressioni di Amarone (per cantina, assemblaggio, annata e affinamento) sono state degustate in tre tipologie di bicchiere: un calice varietale di un brand, un universale di un secondo brand e il T-made 76 AV. È emerso chiaramente come un calice progettato appositamente per questo vino sia in grado di restituire una pienezza sensoriale che altri bicchieri non riescono a offrire.

L’esperimento ha evidenziato quanto un bicchiere inadeguato possa rendere l’esperienza di degustazione parziale o impoverita, mentre il calice giusto diventa uno strumento essenziale per comprendere davvero la complessità e l’eleganza di un grande vino.

Il nostro obiettivo ci porta a pensare di riuscire a mappare tutte le zone di produzione vinicola più rilevanti a livello internazionale. Quando anni fa vendevo calici alle Maison di Champagne e vedevo partire camion a marchio Italesse verso la Francia, ero consapevole della rivoluzione in atto, e ne ero entusiasta. Da lì, tutto il resto.

Chiosa il CEO di Italesse Massimo Barducci.

A fine esperienza, con l’Amarone ancora in bocca, un pensiero ci congeda: non si sa davvero cosa sia un vino, finché non lo si beve nel bicchiere giusto.


Alessia Manoli
Alessia Manoli
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