Barolo Girls, le Langhe al femminile
Tra tradizione, imprenditoria e visione internazionale, ci sono generazioni di donne che hanno scritto e stanno scrivendo il futuro di una delle principali zone vinicole d'Italia. A partire dal libro di Clara e Gigi Padovani, la lente sui grandi nomi femminili del territorio.
La Langa si tinge di rosa e ha sempre di più un volto di donna. Lo raccontano Clara e Gigi Padovani nel loro ultimo libro "Barolo Girls" (Gribaudo edizioni, 24 euro) che traccia un racconto in punta di penna sulla storia di questo territorio dove si produce uno dei vini rossi più amati e conosciuti al mondo.
Nelle famiglie del “re dei vini” da alcuni anni le donne rivestono un ruolo di primaria importanza, diventando imprenditrici, comunicatrici, ambasciatrici di quel Barolo che dall’Ottocento conquista tavole più e meno blasonate.
Oggi la rivoluzione rosa in atto sulle colline langarole è portata avanti da una sessantina di produttrici che i coniugi Padovani hanno intervistato nel volume che racconta di questa nuova era enoica.
«Le abbiamo definite Barolo Girls – spiegano gli autori – in riferimento a quella pattuglia di giovani ribelli che nel 1993 fu battezzata Barolo Boys: piccoli produttori, contadini, vignaioli che conquistarono i mercati internazionali con un nuovo modo di interpretare il vino dei re, attuando una rivoluzione culturale e tecnica. Tra loro c’era un’unica donna, Chiara Boschis, che oggi insieme alle figlie di quei ribelli e a quelle dei produttori più legati alla tradizione fa parte di questa nuova leva di quote rosa».
Con loro ecco Silvia Altare, Barbara Sandrone, Elisa ed Enrica Scavino pronte a confrontarsi per la difesa del Barolo con le discendenti dei tradizionalisti come Carlotta e Marta Rinaldi o Maria Teresa Mascarello. Ma per parlare di loro è imprescindibile partire da quella che fu la prima Barolo Girl della storia: Giulia Colbert, marchesa Falletti di Barolo. Fu lei negli Anni Trenta dell’Ottocento a far conoscere il nobile vino prodotto a Serralunga e a Barolo alla Corte dei Savoia anche grazie alla sua amicizia con Camillo Benso, Conte di Cavour.
Giulia Colbert, figura chiave per il territorio
La figura di Giulia Colbert Falletti di Barolo fu talmente importante anche in campo sociale che lo scorso mese di gennaio è stato inaugurato a Torino il primo monumento dedicato a una donna della storia cittadina: proprio lei, la marchesa. La scultura, voluta dall’Opera Barolo e realizzata dallo scultore Gabriele Garbolino Rù con la curatela di Enrico Zanellati, è stata collocata a Palazzo Falletti di Barolo, la seicentesca dimora nobiliare torinese dei marchesi, con le sue opere d’arte e le sale dove soggiornarono personaggi celebri del Risorgimento italiano, come Silvio Pellico. Nella scultura sono raffigurate due donne, la marchesa Giulia Colbert e una carcerata di cui lei si sta prendendo cura.
«Quando si orienta lo sguardo verso la straordinaria figura di Giulia e quella del marito Carlo Tancredi Falletti di Barolo emergono tanti tasselli, tra questi - osserva il curatore di Palazzo Barolo, Enrico Zanellati - la storia del vino Barolo, oggi celebre in tutto il mondo, nato proprio nelle antiche cantine che ancora oggi custodiscono e producono lo stesso prezioso patrimonio enologico. È proprio da questi celebri luoghi che arriva la principale linfa per la realizzazione del monumento». Da quasi un secolo, le storiche cantine un tempo appartenute ai Marchesi sono di proprietà della famiglia Abbona, oggi guidata da Ernesto e Anna insieme ai figli Valentina e Davide, che proseguono la tradizione con il marchio Marchesi di Barolo.
Donne di Langa, nel passato e nel presente
Tornando al libro, ci furono nella storia del Barolo e della Langa altre donne che nel tempo fecero la differenza con le loro azioni: ecco Rosa Vercellana, nominata contessa di Mirafiori nel 1859 da Vittorio Emanuele II (primo re d’Italia) che sposò con nozze morganatiche: fu lei a governare i tenimenti di Fontanafredda che divenne un’azienda capace di competere con i mercati internazionali, iniziando una rivoluzione commerciale.
Virginia Ferrero (Tota Virginia) che a inizio Novecento fu probabilmente la prima titolare di un’azienda vitivinicola in Langa e poi Celestina e Marina Abbona che tra il 1929 e il 1950 furono delle vere e proprie ambasciatrici del Barolo. Per arrivare poi, in tempi più recenti, a Chiara Boschis con i Barolo Boys e a Claudia Ferraresi, produttrice, pittrice e scrittrice di La Morra che partecipò attivamente alla candidatura Unesco delle Langhe.
Insomma, sono anni, ormai, che la Langa non è più quella di Fenoglio e Pavese, de "La Malora", di conflitti e povertà, ma non è nemmeno più quella dell’improvviso benessere: oggi questo territorio che ha le sue perle enogastronomiche in vini come il Barolo e in prodotti come il tartufo bianco d’Alba vede un’agguerrita pattuglia di donne che abbracciano tre generazioni e che, spesso cresciute in una società patriarcale, oggi hanno conquistato il rispetto del mondo del vino.
Tra loro ci sono Anna Dogliani Abbona dei Marchesi di Barolo: «Ricordo quando – racconta – entrai in azienda nel 1994 e dopo un viaggio in Sudafrica capii cosa significasse fare accoglienza all’interno di una cantina vinicola. Quando ancora nessuno apriva i portoni delle aziende, allestii un ristorante dedicato ai clienti unendo l’esperienza enoica a quella della tavola. Oggi è tutto cambiato rispetto allora, agli albori del turismo vitivinicolo, ma le donne continuano a creare quell’atmosfera di charme e signorilità che è legata all’aura di questi vini».
E quella Chiara Boschis dell’omonima cantina che sottolinea come «Dalle nostre parti si dice che i tannini del Barolo fanno nascere figlie femmine. E lo si vede: il futuro di queste terre è tinto di rosa, il colore della speranza. In passato volevamo diventare dei contadini fighi, vendendo direttamente il nostro vino e non più le uve al mercato: è stato così e i riconoscimenti internazionali ci hanno sicuramente aiutato».
Racconti anche da parte di Bruna Grimaldi, dell’omonima azienda: «Negli Anni Novanta ho preso in mano l’azienda di famiglia dopo essermi diplomata enotecnica: nella mia classe dell’Istituto Enologico di Alba eravamo tre ragazze e tutti scoraggiavano le nostre scelte. All’inizio è stata dura anche in famiglia quando dovevo svolgere lavori di solito portati avanti solo dagli uomini, ma poi è arrivato il riscatto, i nostri vini hanno avuto successo all’estero e anche mio nonno Giacomo si è ricreduto e ha capito che la qualità vince rispetto alla quantità».
Tra loro anche Roberta Ceretto, di Ceretto Aziende Vitivinicole: «Nei miei primi viaggi all’estero ero guardata con un po’ di diffidenza perché il wine maker era considerato un mestiere da uomini. Certamente la strada l’hanno aperta Bruno e Marcello, due tipici langhetti: uomini del fare. Il mio è un lavoro appassionante e oggi noi donne siamo apprezzate e rispettate, ma dobbiamo sempre saper mantenere la fiducia che ci hanno dato i nostri genitori».
Le fa eco Paola Sordo: «Il benessere che viviamo oggi non è caduto dal cielo, lo dobbiamo ai nostri padri che sono partiti con la valigia in mano per andare a far conoscere i nostri vini nel mondo. E ci metterei tutto: la qualità della ristorazione, il riconoscimento Unesco per i nostri paesaggi, l’arrivo dei turisti. Il potenziale del nostro territorio è davvero alto: ho avuto la fortuna di nascere qui e ne sento la responsabilità».
Dal presente al futuro
La quota rosa in Langa è dunque molto cospicua, come emerge dal lavoro editoriale portato avanti da Clara e Gigi Padovani. Oltre ai nomi già citati però non sono gli unici esempi virtuosi di donne che hanno saputo prendere le redini delle loro aziende mettendoci le competenze e la faccia.
Ci sono Federica Boffa di Pio Cesare (unica azienda vinicola rimasta nel centro di Alba), Isabella Boffa della cantina Oddero de La Morra, le sorelle Gaia e Rossana Gaja a Barbaresco, la giovane Maria Germano dell’azienda Ettore Germano di Serralunga d’Alba. E poi ecco Francesca Vajra dell’omonima cantina di Barolo, le sorelle Carlotta e Marta Rinaldi anch’esse di Barolo, Lara Rocchietti e Luisa Sala di Lalù a Serralunga d’Alba, Elisa Fantino e Noemi Conterno della Conterno Fantino Azienda Agricola di Monforte d’Alba o Giulia Negri dell’omonima cantina de La Morra.
Non solo, ci sono altre Barolo Girls, che la redazione di Falstaff Italia tiene a segnalare, come Cecilia Rocca (Domenico Clerico); Ludovica di Grèsy (Marchesi di Gresy); Chiara Drocco (Cascina Adelaide); Eleonora e Letizia Fenocchio (Giacomo Fenocchio); Philine Isabelle (omonima azienda); Alice e Cristina Pressenda (Ca’ di Press).