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La penisola del tesoro

Olio Extra Vergine di Oliva
Istria

Immaginate una terra di dolci colline, dove verdeggiano gli olivi e spesso strade e coltivazioni sono orlate di cipressi; ricca di monumenti, dai resti romani alle pievi romaniche, dai borghi medievali alle cattedrali rinascimentali, degrada dolcemente verso il mare. È la Toscana, direte voi...

Da Falstaff Magazine 2/2025

No, non è la Toscana. Siamo nientemeno che in Istria. Che però le assomiglia, sia come paesaggio che per vocazione olivicola: due aspetti che contribuiscono a rendere unica e riconoscibile una regione che, in realtà, tocca tre nazioni diverse. La penisola più grande del Mare Adriatico, tra il Golfo di Trieste e quello del Quarnaro, appartiene infatti per la maggior parte del suo territorio alla Croazia, mentre per due porzioni minime alla Slovenia e all’Italia. Concentriamoci sulla parte croata, territorialmente predominante; e non senza aver fatto una premessa: se è vero che l’olivicoltura è tradizionalmente presente, diffusa e caratterizzante anche in altre aree della Croazia (lungo tutta la costa e in Dalmazia, oltre che nelle isole), tuttavia è proprio nella regione istriana che trova la sua terra d’elezione.

Al modo di vivere mediterraneo appartengono piatti saporiti, vini intensi e olio d’oliva profumato.
Al modo di vivere mediterraneo appartengono piatti saporiti, vini intensi e olio d’oliva profumato.

È qui che si producono, da qualche anno a questa parte, alcuni degli extravergini più buoni (e più costosi!) del mondo. Da fare invidia a molti toscani… Del resto, questa non è solo storia recente. I primi a portare l’olivo in questo triangolo di terra sono i Greci; seguiti dai Romani che ne potenziano e propagano la coltura, facendone un’attività organizzata su larga scala e perfezionando le tecniche di estrazione dell’olio, come testimoniano i resti archeologici di antichi frantoi, soprattutto lungo la costa occidentale della penisola. La reputazione del prezioso oro verde fa il giro del mondo: il poeta romano del I sec. d.C. Marziale, di origine spagnola, loda la città di Cordova definendola «perfetta come l’olio d’Istria». E oggi, a distanza di duemila anni, le cose non sono cambiate; anzi, dopo tempi difficili di crisi e di abbandono, l’extravergine torna a essere la punta di diamante nel ricco paniere di prodotti gourmet della regione, nota anche per il tartufo, il vino e il prosciutto.

Su alberi contorti e secolari delle cultivar locali buža, črnica e rošinjola crescono olive che danno origine a oli di classe superiore.
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Su alberi contorti e secolari delle cultivar locali buža, črnica e rošinjola crescono olive che danno origine a oli di classe superiore.

Attualmente qui si raccolgono i frutti di un serio e mirato lavoro istituzionale che, iniziato agli albori del nuovo millennio e favorito dall’ingresso in Europa, ha portato a una crescita decisa e importante di tutto il comparto oleario, grazie anche a brillanti sinergie con il settore del turismo, in particolare quello enogastronomico. Segnali di questo nuovo corso sono stati, negli ultimi anni, il potenziamento degli oliveti esistenti e la creazione di nuovi impianti moderni che valorizzano la biodiversità, l’acquisizione di tecnologie avanzate nella coltivazione e nella trasformazione, gli investimenti nella ricerca scientifica e nello studio delle cultivar. Il risultato è una straordinaria impennata qualitativa del prodotto finale, peraltro tutelato da più certificazioni: alla croata DOP Istra si affiancano infatti, nella regione, l’italiana DOP Tergeste e le due DOP slovene.

Oggi il panorama dell’olivicoltura istriana appare decisamente rinvigorito e rinnovato e al suo interno iniziano a emergere, accanto a una moltitudine di piccole realtà familiari tradizionali, strutture moderne dotate di una visione imprenditoriale e internazionale che, attraverso un importante restyling architettonico e funzionale, si trasformano in poli olivicoli integrati, diventando un punto di riferimento per il settore anche oltre i confini nazionali. A favore dell’olivicoltura istriana giocano peculiari condizioni ambientali e climatiche: la presenza mitigatrice del mare e quella delle Alpi, barriera naturale alle gelide tramontane provenienti da Nord, favorisce lo sviluppo dell’olivo. Ma la vera ragione della sua eccezionalità va cercata nel ricco e complesso parco varietale esistente e nella capacità dei produttori di puntare su questo per ottenere oli che siano non soltanto qualitativamente inappuntabili ma anche espressione di un territorio. La cultivar locale più diffusa è la istarska bjelica (bianchera istriana), seguita dalle autoctone buža, črnica e rošinjola e dalle varietà italiane frantoio, itrana, leccino, maurino e pendolino, perfettamente acclimatate.

L’olio d’oliva dell’Istria si abbina in molti modi ai piatti della regione.
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L’olio d’oliva dell’Istria si abbina in molti modi ai piatti della regione.

Un modello di Oleoturismo

Le Strade dell’Olio dell’Istria, progetto pilota dell’Ente per il Turismo Istriano, prevede 6 percorsi dedicati che collegano circa 100 aziende selezionate, l’élite sia per qualità degli oli EVO prodotti che per l’ospitalità. Sono strutture moderne e polifunzionali, con diverse iniziative pensate per i turisti: in sinergia con ristoranti, konobe e piccoli alberghi di charme, stanno facendo dell’oleoturismo una risorsa che inizia a farsi notare, con il 10% delle presenze registrate in tutta la regione.

LO SAPEVATE CHE...
UNA RICETTA ISTRIANA: LA GIRAVOLTA CON OLIO EVO
Piatto tradizionale pasquale, la lombata di maiale (spalletta) è una vera ambasciatrice della cucina istriana. Viene prima salata, poi esposta alla forte bora per asciugarsi, e poi stagionata con tutta la cotenna. Si taglia a fette e si cucina alla «giravolta», scottando appena le fette in padella con olio extravergine di oliva e sfumandole con un po’ di Malvasia. Buon appetito!


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