Massazuleja, per raccontare l’arte della maiolica sulla pasta fresca
Il progetto lanciato a Lisbona dalla campana Tiziana Lepore unisce la tradizione della pasta fatta in casa con l’iconografia artistica delle maioliche dipinte, risalente alla dominazione araba.
Fusione di sapore e cultura, tra arte e gastronomia e comunicazione, Massazuleja è un progetto ispirato alla storia dell’azulejo portoghese e della maiolica campana. Nasce quattro anni fa dall’intuizione dell’italiana Tiziana Lepore, pubblicitaria e poi musicista per formazione, che dopo aver aperto o gestito ristoranti tra il Mediterraneo e l’Atlantico ha “inventato” la proposta di una pasta artigianale lavorata a mano e ugualmente dipinta a mano, come se ogni frammento fosse una maiolica di quelle che in Campania e soprattutto in Portogallo decorano le pareti di palazzi nobiliari, ma anche di stazioni ferroviarie, piazze e strade.
«Massazuleja propone un nuovo approccio alla pasta e al modo di viverla - racconta Lepore - diventando un’esperienza sensoriale che parte dalla vista e termina con il sapore. Evoca tradizioni pittoriche antichissime, richiamando la dominazione araba che ha lasciato un’eredità artistica straordinaria nel sud Italia e nella penisola iberica. In particolare, ancora oggi le maioliche dipinte ricoprono ancora oggi copre gran parte dei palazzi a Lisbona e in Portogallo».
Ecco che la pasta - con la sua “gloriosa” storia - diventa la tela sulla quale si narrano queste tradizioni pittoriche, da osservare e ammirare prima di essere assaporate.
«È una pasta moderna e antica allo stesso tempo che offre un momento di bellezza e un’esperienza multisensoriale a chi l’assaggia. E nel piatto diventa ambasciatrice di un messaggio multiculturale, racconta di popoli capaci di coesistere lasciando tracce e colori vibranti fino ad oggi».
Dalla pubblicità alla pasta
L’idea di trasformare la pasta in un progetto artistico dai richiami architettonico-culturali nasce da un momento di intimità familiare.
«Io vengo da una famiglia di ristoratori nel Beneventano, per cui l’esperienza del fare gastronomico è scritta nel mio Dna - racconta l’artista/pastaia - e quel giorno stavo preparando con mia figlia la pasta fresca nella nostra cucina a Lisbona, che è naturalmente decorata da azulejos dipinti a mano. Lì ho pensato che sarebbe stato fantastico trasferire tutta quella bellezza sulla sconfinata bontà della nostra pasta».
Naturalmente l’idea di Massazuleja (in portoghese “massa” significa pasta) non è uscita dal nulla, perché nella sua vita tra l’Italia e il mondo Tiziana ha studiato discipline artistiche e ha lavorato già in passato con la propria creatività.
«Dopo gli studi a Roma sono rimasta nella capitale lavorando come pubblicitaria, ma presto mi sono stancata da quella vita e ho deciso di seguire la mia passione per la musica. Ho studiato jazz e canto. E ho iniziato a organizzare eventi, soprattutto a cavallo tra gastronomia e musica. Ho vissuto a Londra e a New York, poi mi sono trasferita a Tel Aviv dove ho aperto due ristoranti assieme a mio marito, ma dopo 15 anni sono ripartita solo con mia figlia e ho scelto di vivere a Lisbona».
Dall’Italia però Tiziana ha portato anche un bagaglio di sapienza nella preparazione della pasta tradizionale, rubata a sfogline e massaie bolognesi oltre che all’Accademia Italiana Chef di Faenza.
Arrivata a Lisbona, si è trovata a ricominciare, ma pur avendo ricevuto proposte (interessanti) per tornare nel mondo della ristorazione ha deciso di cambiare ritmo. Nasce allora Massazuleja.
«Fin da bambina ho vissuto la meraviglia delle maioliche dipinte durante le vacanze in famiglia in Costiera Amalfitana, dove ogni cittadina ha il suo stile e i suoi colori. E ovviamente quando sono arrivata a Lisbona mi son sentita a casa con gli azulejos utilizzati estensivamente per decorare i palazzi. Allora mi son chiesta: posso trasferire questa bellezza sulla pasta e venderla? Da lì è iniziato un percorso di sperimentazione durato due anni e poi ho messo a frutto la tecnica sviluppata».
Dai ristoranti gourmet ai musei
Trasportare le decorazioni dalle maioliche non è stato immediato, ma alla fine Tiziana ce l’ha fatta.
«Utilizzo una combinazione di tecniche artigianali - spiega l’artefice del progetto - tutto viene dipinto a mano o con un rullo, utilizzando coloranti in grado di tenere il disegno in cottura con una certa precisione. Lavorando molto sui dettagli, è impossibile la perfezione, perché la pasta non è come la carta o il tessuto. È un elemento vivo che si secca e assorbe più o meno inchiostro a seconda della temperatura atmosferica non semplice ma ce l’ho fatta».
Al momento la pasta viene venduta ai ristoranti gourmet in formato 8x8 centimetri (come una piccola piastrella) con un packaging blu che contiene 16 pezzi tutti diversi, per un totale di 135 grammi. E Tiziana cura workshop creativi inseriti tra le Experience su Lisbona di Airbnb.
«Ora però inizia un percorso nuovo - annuncia soddisfatta - perché con la ristorazione è bello collaborare e abbiamo ottimi feedback dagli chef, ma porta rendimenti bassi. Sto lavorando per scalare il progetto per produrre in quantità maggiori. Apriremo un nuovo laboratorio in cui aumentare la produzione e sviluppare l’automazione, che è del tutto possibile. Prevediamo investimenti a crescere, anche perché si andrà a lavorare per i musei e per offrire merchandising agli hotel di lusso, oltre a soddisfare la domanda che già esiste dagli USA».
Gastronomia umanista
Gli obiettivi del progetto sono ambiziosi nella loro semplicità: «la pasta Massazuleja vuole raggiungere un pubblico interessato alla storia, all’arte, a una gastronomia umanista - rivela - E se da un lato abbiamo già collaborazioni con specialisti della gastronomia come chef e appassionati di food art, puntiamo anche a entrare in gallerie d’arte e musei, oltre a dialogare con artisti e designer per installazioni o progetti speciali. È bello osservare i giovani che si chiedono cosa ci sia dietro quella pasta dipinta, quando parlo vedo una luce accendersi nei loro occhi».
Dall’Italia Tiziana Lepore ha portato come bagaglio l’inclusività e la passione per la bellezza. E proprio questo - per lei - è l’aspetto più interessante di tutto il progetto Massasuleja: «aver creato una pasta che parla al mondo di bellezza, di memorie e di pace».