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Santi a tavola: l'Italia che cucina per devozione

Cucina
Cucina italiana
Santi

In Italia le ricette ispirate alle vite dei santi o a eventi miracolosi sono davvero tante. Perché piacciono le storie dei piatti d'ispirazione religiosa?

Scherza con i fanti ma non con i santi… Piuttosto mangiaci. Siamo in Italia ed è qui che il culto dei santi ispira gran parte del nostro vivere anche a tavola. Se avete a casa ancora quei bei calendari cartacei, sfogliateli pure. Noterete uno schieramento di martiri e ricorrenze religiose da onorare, la maggior parte in un sol boccone. Salati, dolci e zuppe, spesso povere, ritornano nelle cucine non solo casalinghe, ma anche del ristorante, comprese le classiche rivisitazioni più o meno "scomposte". No, non stiamo parlando solo di piatti tipici territoriali, piuttosto di leggende e curiosità che profumano di farina, frittura, cannella. Ma allora chi ringraziare per quel dolcino o per quel tortello? Scopriamolo subito.

San Francesco

Il Santo Patrono d'Italia aveva votato la sua vita alla povertà, ma ai biscotti non rinunciava, in particolare ai mostaccioli, dei listelli preparati con mandorle, miele, albume, mosto, pepe e cannella. Jacopa de' Settesoli, sua amica e seguace dell'ordine francescano, si narra che gliene portasse un po' ogniqualvolta si recasse dal frate. Oggi sono il dolce simbolo dell'Umbria e assaggiarli è possibile nei tipici ristoranti. Sapore povero e perché no, anche di santità.

Mostaccioli
© umbriasi.it
Mostaccioli

San Giuseppe

Zeppole, che passione. Sono i dolcini più declinati d'Italia. Dal sud al nord questo è il dolce simbolo di marzo, di San Giuseppe e di tutti i papà. Ma come ci è finito ad odorare di fritto il nostro santo? Pochi sanno che il papà più famoso al mondo fosse un friggitore ambulante e la leggenda campana vuole che attraverso la vendita di frittelle mantenesse la Madonna e il piccolo Gesù. Così sono nati gli zeppolari ambulanti della capitale partenopea e del sud Italia. La ricetta è semplice, basta immergere in olio bollente delle piccole roselline di pasta choux, quindi finirle con crema pasticcera e un'amarena in cima. Un dolce goloso da mangiare tradizionalmente il 19 marzo, ma è anche simbolo di primavera. E a chi parla di una variante al forno, che dire? Fritto è sempre tutto più buono.

Zeppola
© andreinanacca (Pixabay)
Zeppola

Santa Lucia

La Sicilia è una terra mistica e anche qui la religione governa i libricini tradizionali di cucina. La cuccìa di Santa Lucia è uno dei dolci tipici che si rifà al miracolo del grano del 1646. In quell'anno la città di Palermo fu messa in ginocchio da una grave carestia. Proprio nel giorno di Santa Lucia si narra che un grande carico di grano fu scaricato in città. Un miracolo che generò gioia ed euforia, tant'è che si scelse di consumare il grano tal quale, solo bollito, per sfamare in fretta la popolazione. Pertanto il 13 dicembre sull'isola niente pasta e pane, ma si preferiscono pietanze più semplici a base di legumi e vegetali. Ma veniamo alla cuccìa, il dolce che festeggia questo evento. La sua base è grano, a cui si aggiunge ricotta di pecora, cioccolato, cannella e, come spesso accade, non mancano i canditi. Una goduria per il giorno più corto dell'anno.

Cuccìa di Santa Lucia
© secolo21.com
Cuccìa di Santa Lucia

San Giovanni

Con l'estate torna puntuale la notte più mistica di sempre, quella di San Giovanni. Tra il 23 e il 24 giugno si dice che la rugiada abbia particolari doti benefiche, in grado di rigenerare anima e corpo. Per cui si usa raccogliere fiori ed erbette selvatiche per preparare la famosa acqua propiziatoria, ma ci sono anche i tortelli alle erbette. La tradizione tipicamente parmense vede preparare la classica pasta sfoglia da riempire con cimette ed erbette da mescolare con ricotta e burro. Una ricetta semplice da servire in queste giornate e che simboleggia una rinascita per lo spirito e il corpo. Che poi siano anche buoni è un valore aggiunto. Per cui una passeggiata a Parma in giugno vale la pena farsela per decretare i migliori tortelli assaggiati.

Tortelli alle erbette di Parma
© ilvasodipandoro.com
Tortelli alle erbette di Parma

San Biagio

Febbraio è il mese di San Biagio e in Puglia, precisamente nella piccola Ruvo di Puglia, si onora il santo patrono con i suoi tarallini benedetti, i frecedduzze. La ricetta è semplice: farina, olio, vino bianco e sale, una pasta da modellare in tante piccole mani del santo, bastone e mitra vescovile. La tradizione vuole che dal XVI secolo questi taralli vengano benedetti in occasione dei festeggiamenti del 3 febbraio e, una volta mangiati, passando per la gola, fossero in grado di proteggere dai mali di stagione.

San Biagio è legato anche alla tradizione culinaria cilentana e alle sue polpette di carne. Tutto iniziò dal rapimento dal maiale e da una donna devota. Lei invocò l'aiuto del vescovo ancora in vita poiché il suino era la sua unica fonte di sostentamento, il santo la rassicurò e qualche ora dopo il maiale fu restituito dal lupo. Nel frattempo il vescovo fu incarcerato e per ringraziarlo del suo aiuto, la donna portò in dono un po' del maiale cucinato, insieme a legumi. Il vescovo, apprezzandone il gesto, chiese di onorare la sua memoria nello stesso modo. Oggi si rievoca questa storia con delle polpette di macinato di maiale, ovviamente fritte.

Polpette di San Biagio
© duamicheincucina.it
Polpette di San Biagio

Sant'Antonio

Si dice di sant'Antonio Abate che fosse il protettore dei contadini, ma è conosciuto anche come "mercante della neve". A lui si dedica il chisol, dolce legato a una superstizione antica che nasce in seguito a una nevicata epocale che colpì il territorio gardesano. Nel pieno dell'evento le massaie pregavano sant'Antonio affinché non collassassero i tetti delle case e nel frattempo preparavano delle ciambelle con uvetta e farina di mais, cotte al forno spolverate con dello zucchero. I chisol, appunto. Un'antica filastrocca recitava così: «Per sant'Antóne chisöler, chi no fa la turta ghè burla zó 'l solér» letteralmente: per sant'Antonio chi non fa la torta gli crollerà in testa il solaio. Sarà vero? Nel dubbio meglio addentare un morso di chisol.

Chisol
© primabrescia.it
Chisol


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