Trophy Sicilia 2026: ecco i grandi vini siciliani premiati
Frutto, freschezza e speziatura mediterranea: sono questi i segni distintivi dei vini siciliani che si sono aggiudicati la trophy di quest'anno. Un'isola in continua evoluzione, che non smette di stupire.
Con quasi 100.000 ettari di vigneti che si estendono dal livello del mare fino a oltre 1.000 metri di quota, la Sicilia è un continente vinicolo a sé stante. La rivoluzione qualitativa sull'isola più grande del Mediterraneo prese avvio negli anni Novanta. Di fronte a un clima caldo e asciutto, si cominciò a piantare varietà di successo internazionale come Cabernet Sauvignon, Merlot, Syrah e Chardonnay. I risultati furono vini entusiasmanti, capaci di richiamare l'attenzione degli appassionati più esigenti sulla Sicilia come regione vinicola d'eccellenza. Con l'arrivo del nuovo millennio, l'attenzione si spostò progressivamente verso i vitigni autoctoni — e di vitigni autoctoni la Sicilia ne offre una vera cornucopia.
Tra i rossi siciliani, il Nero d'Avola è il protagonista indiscusso: lo si trova distribuito su tutto il territorio. A seconda dell'esposizione, dei metodi di coltivazione e dell'affinamento, i vini esprimono caratteri molto differenti. Il colore è un rubino cupo e profondo; al naso dominano i frutti di bosco scuri — mirtilli su tutti — con note di resina e erbe della macchia mediterranea. In bocca conquistano con un tannino presente e strutturato, bilanciato da una freschezza acida vivace. Ma anche Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Syrah danno risultati eccellenti. Il Nerello Mascalese raggiunge la sua espressione più alta sui versanti dell'Etna. Tra i bianchi, il Grillo è molto ricercato: mantiene una buona acidità anche a piena maturazione e ha un ottimo potenziale di invecchiamento. Cresce intanto l'interesse per il Catarratto, che in molti già definiscono lo Chardonnay di Sicilia.
I rossi
Spezia e finezza
Speziatura discreta e sorprendente eleganza: sono questi i tratti distintivi di molti rossi siciliani. Il vitigno rosso più importante è il Nero d'Avola, che regala vini con note di susina e ciliegia nera e un sottofondo speziato. Altri vitigni di rilievo sono il Perricone e il Frappato, quest'ultimo di colore tenue e con un delicato profumo di fragola. Sull'Etna dominano il Nerello Mascalese e il Nerello Cappuccio.
A guidare la nostra Trophy di quest'anno è un Nero d'Avola di razza, da vecchie viti: il Vrucara di Feudo Montoni. A seguire, a brevissima distanza, due straordinari rossi dell'Etna firmati Pietradolce e Carranco — entrambi la dimostrazione di quale finezza sappia esprimere il Nerello Mascalese.
I bianchi
Freschezza e frutto
I nuovi bianchi siciliani sorprendono spesso per la loro freschezza. I principali vitigni bianchi autoctoni sono il Grillo e il Catarratto, presenti in tutta l'isola. Il Carricante si concentra invece prevalentemente sull'Etna. Grecanico e Inzolia vengono impiegati di frequente in assemblaggio. Malvasia e Moscato d'Alessandria trovano la loro casa nelle isole minori, dove danno vita a deliziosi vini dolci.
Con Giodo e Planeta a dominare la scena, quest'anno la Trophy dei bianchi è nel segno dei minerali dell'Etna. Dal lato opposto dell'isola, da Marsala, arriva il terzo vino premiato: un Grillo di Fina. Al Marsala dedichiamo poi una classifica a sé: tutti e tre i premiati sono vini straordinari, di rara complessità.