A Taormina: sacro, profano e un brindisi col vulcano
Ai piedi di Idda, la Montagna, sua maestà l’Etna che non smette di manifestare la sua potenza, Taormina si muove su un doppio binario.
Da un lato, l’anima hollywoodiana, patinata, diventata fenomeno globale con The White Lotus e i suoi bagliori scintillanti. Dall’altro, quella più antica, quasi lavica, misteriosa e ancestrale: fatta di pietra, memoria e contrasti che nessuna serie TV può sceneggiare.
Oggi, per fortuna, non si deve scegliere. Si può dormire in un ex convento o in una dimora barocca, mangiare in ristoranti dove il fine dining ha ancora qualcosa da dire, o sorseggiare un cocktail con vista e dj set, senza perdere l’orientamento.
Cosa vedere davvero a Taormina
Il Teatro Greco è la prima tappa, inevitabile e meritata: architettura classica, vista sull’Etna e sul mare, bellezza nuda. Poco distante, la Villa Comunale – anche nota come i Giardini della Contessa Trevelyan – è un giardino romantico fatto di terrazze, piante esotiche e quiete nobile.
Poi c’è Corso Umberto, spina dorsale della città vecchia: si passeggia, si entra in una chiesa, si esce con un cappello, si guarda. Più in basso, Isola Bella – collegata alla costa da un istmo sottile – è uno spettacolo naturale sospeso tra sabbia, ciottoli e riserva marina.
Per chi cerca angoli meno battuti: Palazzo Corvaja, con le sue architetture sovrapposte, e la Chiesa della Madonna della Rocca, scavata nella pietra, che guarda tutto dall’alto. Serve fiato per arrivarci, ma la vista ripaga anche chi non crede nei miracoli.
Castello San Marco – Il genio del Principe e l'eleganza del fané
C’è chi dipinge le facciate. E poi c’è chi le lascia vivere. Al Castello San Marco, a Calatabiano, la bellezza non è rifatta: è lasciata respirare. Siamo a pochi minuti dal centro di Taormina, ma qui le atmosfere sono differenti e intrise di misterioso passato. L’esterno resta volutamente fané, con quelle facciate sbeccate che raccontano storie più di qualunque brochure. Fu dimora del Principe di Palagonia – sì, proprio quello della villa mostri a Bagheria – e basta uno sguardo ai mascheroni per capire che qui ha vissuto un visionario. O un folle. Oppure entrambe le cose.
Oggi il castello è il cuore di un resort gestito con misura e passione dalla famiglia Murabito: la madre, Grazia – presenza elegante e ferma – e i tre figli Daniele, Giuseppe e Valerio che curano il luogo come un’eredità da proteggere, non solo da gestire.
Le camere circondano le antiche mura diventando suite con ogni comfort, alcune con piscina interna, altre incastonate negli antichi palmenti. Il giardino è un bosco domestico, fitto di palme, agrumi e alberi marittimi che fanno una cosa controintuitiva: nascondono il mare. Del mare si avverte la presenza senza vederlo, ma è lì a pochi passi.
E poi c’è Idda, l’Etna, che si prende il centro della scena. C’è chi chiede camere con vista vulcano, come se guardarlo da vicino potesse portare un po’ della sua forza addosso. E quando si muove nessuno parla più. Si ascolta.
Il ristorante? “Il Giardino di Pietra”, regno dello chef Giuseppe Bonaccorso. Niente fronzoli, ma una cucina intelligente, ironica, rispettosa. “Fun dining”, lo chiamano: giocoso ma serio. Le materie prime vengono dall’orto biologico del castello, che non è lì per bellezza. È parte viva del racconto.
Tra i piatti emblematici, la “Battuta di scottona ragusana” con salsa di prezzemolo e acciuga, che esprime un equilibrio tra sapori decisi e delicatezza. La carta dei vini, curata con attenzione, propone una selezione di etichette dell'Etna DOC, ma non solo. La cura del food & beverage manager Mario Cutroneo si riverbera su una carta non banale e nella proposta originale di un carrello che raccoglie amari di ogni tipo.
San Domenico Palace – Con The White Lotus, ma con cucina stellata e vista mistica
Il San Domenico Palace non è solo un hotel. È una reverenza architettonica al potere del silenzio e della scenografia. Un ex monastero del XIV secolo, oggi parte del gruppo Four Seasons, diventato celebre nel mondo grazie alla seconda stagione di The White Lotus. Il chiostro, i corridoi ad archi, la vista sull’Etna: tutto è pensato per farti sentire dentro una narrazione – ma senza copione.
La regia in cucina è affidata a Massimo Mantarro, chef del Principe Cerami e custode di una stella Michelin. Qui il menu non è mai lo stesso: cambia ogni dieci giorni, come un diario che si aggiorna con l'umore delle stagioni. Il piatto "Monte Etna" – spaghetto con pomodoro, ricotta salata e pangrattato nero – è insieme citazione e visione. La quaglia con cavolo rosso, verza e arachidi gioca con le consistenze e la memoria. "Come un quadro di Arcimboldo" è un esercizio di stile vegetale.
Accanto, il White Lotus Bar: drink d’autore, atmosfera sospesa, chiostro come set. Il cocktail iconico? "The Lotus": gin, pesca e vino al gelsomino. Un sorso e sei dentro la scena.
Nunziatina – La Sicilia col passaporto timbrato
Se Taormina avesse un passaporto gastronomico, avrebbe timbri da Singapore, Parigi, Londra. Tutti concentrati in un indirizzo: Nunziatina. Lo chef Dionisio Randazzo, originario di Terrasini, ha fatto il giro del mondo prima di tornare a casa. Ma non è tornato per nostalgia. È tornato per costruire un linguaggio.
Il menù è siciliano, ma filtrato da esperienze che non si vedono ma si sentono: nella tecnica, nell'equilibrio, nel gesto. Il risotto ai gamberi ha l’esattezza di una frase ben costruita. Il Lobster Roll sfugge alle mode per diventare forma compiuta. Il My Otai è il cocktail che ti guarda mentre lo bevi: frutta tropicale, note sapide, spirito contenuto. La carta dei vini non cerca gloria: la possiede. Etna DOC, con Nerello Mascalese e Carricante a disegnare la geografia.
Morgana Cocktail Club – La notte siciliana in technicolor
Ci sono locali che cambiano tenda. Morgana cambia pelle. Ogni anno si chiude, si svuota, si ripensa. Poi riapre, e diventa altro. Sempre lui, ma diverso. Quest’anno l’ispirazione è l’ottagono: simbolo arabo-normanno, geometria sacra, struttura emotiva. Il luogo imprescindibile per ogni isolano, turista e celebrities.
Dentro, tutto è curato da Salvatore Musumeci e animato dalle opere site-specific di Alessandro Florio: pavoni, leopardi, luce calda, mai scontata. Il bar manager Stefano Giummarra orchestra una drink list che è anche un atlante: il "Rosso" è bourbon, gin, lamponi e peperoncino – un sorso che si fa ricordare. Il "Verde" è tutto vegetale: Agalia, Amacappero, mela verde. Grafica impeccabile, alcol dichiarato, niente lasciato al caso.
Altri indirizzi di Taormina
La Capinera – Il mare, una stella, e niente rumore
Lo chef Pietro D’Agostino, da La Capinera (una stella Michelin) lavora su un terrazzo che guarda la Baia delle Sirene. Tra i suoi piatti, il Rosso di Mazara prawn sandwich e il tonno al caffè arabo: equilibrio puro tra tradizione e invenzione.
Bam Bar – La granita come rituale
Bam Bar serve granite che hanno più carattere di molti romanzi. Limone, mandorla, pistacchio: il classico che non stanca mai. Con la brioche, naturalmente.
La Plage Resort – Tuesday Vibes con vista Isola Bella
Ogni martedì, fino a settembre, la spiaggia esclusiva davanti a Isola Bella si anima con “Tuesday Vibes”: dj set al tramonto, cocktail mixati come si deve e piccole delizie gourmet. Tutto il glamour del beach club più scenografico di Taormina, con i piedi (letteralmente) nella sabbia.
Villa Conrad – La nuova eleganza del Grand Tour
BZAR Hotels riapre questa residenza ottocentesca in Via Roma 2: otto suite tra ogive, bassorilievi e giardini d’aranci. Butler, chef privato e vista esclusiva: la Sicilia più privata, a un passo dall’Hotel Metropole.
Blue Diamond Cruise – Mare esclusivo, stile assoluto
Un motoscafo elegante, baie da sogno, bollicine al tramonto. Blue Diamond Cruise offre tour privati da Giardini Naxos lungo la costa.
Aria di Sicilia – Profumi, Panama e un tocco d’identità
Su Corso Umberto, la boutique Aria di Sicilia offre fragranze e cappelli (di ottima fattura) che raccontano l’isola con eleganza e ironia. Il posto giusto per comprare un souvenir che sa di stile, non di cartolina.