Il gusto della sostenibilità
Dalla ribollita alle chips di bucce di patata, molte delle soluzioni contro lo spreco sono già nelle nostre cucine. In occasione della Giornata della Gastronomia Sostenibile del 18 giugno, un percorso tra tradizione, buone pratiche e idee da mettere subito in tavola.
Ben più che semplici ricette, la gastronomia è cultura, tradizione e identità, tanto da poter essere definita “l’arte del cibo” (FAO). Come tale è diversa e multiforme, ma sempre e comunque profondamente radicata nel territorio, quello stesso che oggi si trova in difficoltà sotto troppi punti di vista. Per questo è nata la gastronomia sostenibile: per salvaguardare risorse e tradizioni.
Valorizzare il territorio
In Italia nel 2022 sono stati sprecati 139 kg di alimenti per abitante. Ogni anno circa un terzo di tutto il cibo prodotto va perso o sprecato, e assieme adesso le energie e le risorse utilizzate per produrlo. Per questo motivo l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha di celebrale la Giornata della Gastronomia Sostenibile il 18 giugno di ogni anno, con la speranza di sensibilizzare su un tema con cui si ha a che fare ogni singolo giorno.
La gastronomia sostenibile si pone l’obiettivo di sostenere quanto più possibile il territorio, consumando alimenti locali e di stagione, e limitandone lo spreco. Tutto ciò fa un’enorme differenza non solo per l’ambiente, ma anche per le persone e le economie locali, oltre ad avere un impatto positivo nel preservare le radici culturali di ciascuna zona, tra colture e ricette tradizionali.
I pilastri di una cucina responsabile
Per cucinare in modo sostenibile i criteri da seguire non sono certo impossibili: stagionalità, territorialità, riduzione degli sprechi, efficienza energetica e valorizzazione delle risorse. Insomma, tutto ciò che rende una cucina tipica e unica.
Come al solito, l’esempio perfetto l’Italia lo ha in casa: la dieta mediterranea, caratterizzata da un ampio consumo di frutta, verdura, legumi, olio d’oliva come grasso buono, moderate quantità di pesce e pochissima carne. Un’alimentazione sempre attenta alla promozione della biodiversità e al mantenimento degli ecosistemi locali.
Piccole gesti, grandi cambiamenti
Ma seguire solamente la dieta mediterranea, non basta. Cos’altro può fare ognuno nel suo piccolo? Quattro sono i punti indicati dalla FAO: sostenere gli agricoltori della propria zona frequentando i mercati alimentari locali; provare i cibi del posto quando si è in viaggio, così da sostenere le piccole economie entrando anche in contatto con la cultura del luogo; mantenere vive le tradizioni culinarie; evitare gli sprechi alimentari. In questo vengono in aiuto molte ricette della tradizione italiana, ideate in momenti in cui lo spreco non era proprio concepito: si pensi alla ribollita in Toscana, alla paranza nel Meridione, alla frittata di maccheroni napoletana, ai canederli altoatesini, al pane maritato dell’Abruzzo. Di ricette antispreco l’Italia ne è piena.
Gli scarti che non sembrano scarti
Tante però sono anche le nuove preparazioni, nate proprio allo scopo di limitare lo spreco alimentare. E chissà, alcune potrebbero essere perfino divertenti da provare! Le bucce delle patate, ad esempio, ricche di sali minerali, possono diventare delle gustosissime chips fritte o fatte al forno, perfette da servire insieme all’aperitivo. Lo stesso vale per le bucce delle zucchine, delle carote e i gambi dei broccoli. Con gli scarti legnosi dei vegetali si possono cucinare brodi, zuppe e polpette o essiccali e triturarli per creare un dado casalingo pronto all’occorrenza. Le foglie dei ravanelli, dei cavolfiori e delle carote possono invece essere una scoperta con cui insaporire le proprie insalate. Le foglie verdi dei porri poi, fonte di vitamina C, possono essere utilizzate perfino per fare degli involtini, ripieni ad esempio con patate e formaggio, o per preparare un buon pesto fresco perfetto per una pasta estiva.
Dunque cosa aspettate? Prendetevi cura del territorio una buccia di patata alla volta! Cucinate per il futuro!