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Tenuta di Bibbiano: due cloni di Sangiovese Grosso ottengono l’omologazione

Toscana
Sangiovese
Chianti

Il Ministero dell’Agricoltura riconosce ufficialmente i cloni VdC2 e VdM1, selezionati nella storica tenuta di Castellina in Chianti. Un traguardo che celebra anche l’eredità di Giulio Gambelli, il "maestro assaggiatore" del vino toscano.

Con il Decreto del 7 febbraio 2025, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste ha ufficialmente inserito nel registro nazionale delle varietà e dei cloni di vite due biotipi di Sangiovese Grosso coltivati alla Tenuta di Bibbiano, nel cuore del Chianti Classico. I cloni VdC2 (dalla Vigna del Capannino) e VdM1 (dalla Vigna di Montornello) sono il frutto di un lavoro di selezione avviato negli anni ‘50, oggi giunto a un traguardo di grande rilevanza per la viticoltura toscana.

Un’eredità che affonda le radici nel passato

Questo successo affonda le radici nella storia della Tenuta di Bibbiano e nell’intuizione di Giulio Gambelli, uno dei più influenti enologi italiani, di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita. Fu proprio lui a introdurre a Bibbiano, a partire dagli anni ‘50, un biotipo di Sangiovese Grosso proveniente da Montalcino, che sarebbe diventato la base per la selezione clonale oggi riconosciuta ufficialmente.

Un risultato che guarda al futuro

La selezione dei cloni VdC2 e VdM1 non è solo un’operazione di recupero storico, ma anche un passo fondamentale per la sostenibilità della viticoltura toscana. Il Professor Giovan Battista Mattii dell’Università di Firenze, coinvolto nella ricerca insieme al Dottor Paolo Storchi, ha sottolineato come questi cloni si distinguano per un equilibrato rapporto zuccheri/antociani e per una notevole efficienza idrica, un aspetto cruciale in un’epoca di cambiamenti climatici e siccità sempre più frequenti.

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La soddisfazione della famiglia Marrocchesi Marzi

«Sono particolarmente orgoglioso di questo traguardo, che rappresenta non solo un successo enologico, ma anche un valore culturale per la nostra tenuta e per tutto il territorio del Chianti Classico», ha dichiarato Tommaso Marrocchesi Marzi, proprietario di Tenuta di Bibbiano. «Un pensiero speciale va a mio padre e alle generazioni che hanno lavorato con Giulio Gambelli per custodire e valorizzare questo patrimonio vitivinicolo».

Un Chianti Classico ancora più identitario

L’omologazione dei cloni VdC2 e VdM1 conferma il ruolo di Bibbiano nella ricerca e nella conservazione del Sangiovese Grosso, ma rafforza anche il carattere distintivo del Chianti Classico, una denominazione che continua a evolversi nel rispetto delle proprie radici. Un risultato che unisce tradizione e innovazione, garantendo un futuro solido alla grande viticoltura toscana.

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