Artigiano in Fiera: la fiera che mette le persone al centro – Intervista ad Antonio Intiglietta
L’artigianato è cultura, identità e racconto delle origini di un popolo. Attraverso il lavoro si tramandano tradizioni, creatività e valori, un patrimonio che fonda le sue radici nel passato ma guarda al futuro.
Da trent’anni, Artigiano in Fiera celebra il saper fare artigianale, trasformando Milano nella capitale mondiale della creatività e del lavoro manuale. Antonio Intiglietta, Presidente di Ge.Fi. Spa, racconta le origini e l’evoluzione di un progetto che ha rivoluzionato il modello fieristico tradizionale, mettendo le persone e le loro storie al centro.
Dal rapporto diretto con gli artigiani alla valorizzazione delle culture locali, Intiglietta racconta perché Milano continua a essere il cuore ideale di questo evento e anticipa l’artigiano del futuro: una figura professionale, innovativa e profondamente legata alla bellezza delle cose fatte con cura e passione.
Artigiano in Fiera: dove e quando nasce?
«Tra pochi giorni, Artigiano in Fiera compirà 30 anni. Questo straordinario percorso iniziò 31 anni fa, quando incontrai Cesare Manfredi, allora presidente di Fiera Milano e imprenditore nel settore delle macchine utensili, un pilastro del Made in Italy. Durante quella conversazione, Manfredi mi fece notare che, nonostante Milano fosse un grande polo fieristico con decine di eventi internazionali, mancava una manifestazione che mettesse le persone al centro. Da lì nacque l'idea di creare Artigiano in Fiera, un evento che non fosse solo un’esposizione di prodotti, ma che celebrasse il rapporto diretto tra pubblico e artigiani, mostrando chi crea, perché crea e da dove nascono le loro creazioni. Decisi di chiamarla "Artigiano in Fiera" proprio per sottolineare il valore umano e culturale degli espositori».
Cosa ha reso la fiera un autentico successo?
«La manifestazione è stata fin dall’inizio innovativa e si è distinta per tre caratteristiche che hanno cambiato il modello fieristico tradizionale. La prima innovazione fu la durata: la manifestazione si sarebbe svolta per nove giorni, dal mattino alla sera. Una scelta inusuale, poiché le fiere tradizionalmente chiudono nel pomeriggio. L’idea era quella di creare una grande festa globale, un villaggio delle arti e dei mestieri, dove il pubblico potesse immergersi nella storia, nella cultura e nei sapori di ogni territorio rappresentato.
La seconda innovazione ha riguardato l’organizzazione per territori anziché per categorie di prodotti. Ogni area della fiera rappresentava un contesto culturale, storico e sociale, mostrando non solo le opere artigianali, ma anche ciò che esse raccontano sulle radici di un popolo. Questa impostazione permette di valorizzare l’artigianato come Cultural Heritage, elemento fondamentale per comprendere la storia e l’essenza di un luogo.
Infine, la terza innovazione è stata l’ingresso gratuito. Quando proposi questa idea, mi dissero che ero pazzo. Ma ho risposto: Se le persone non pagano per entrare in un grande magazzino o per passeggiare in una via dello shopping, perché dovrebbero farlo per scoprire chi crea cultura attraverso il lavoro? Questa scelta ha ampliato il pubblico e sostenuto l’evento grazie al contributo degli artigiani e al supporto degli sponsor».
Cosa è oggi Artigiano in Fiera?
«Artigiano in Fiera è la manifestazione più grande al mondo dedicata all’artigianato. Nel 2023 ha ospitato 2.800 artigiani provenienti da 90 Paesi, accolto 1 milione di visitatori in nove giorni e creato una città temporanea con 15.000 persone al lavoro, 30 fedi religiose conviventi e 15 lingue parlate. Per dieci giorni, Artigiano in Fiera diventa la più grande città globale del mondo, un luogo unico dove culture diverse si incontrano, si comprendono e si valorizzano.
In questi 30 anni abbiamo creato qualcosa di più di una semplice fiera: un’esperienza che celebra la cultura, la creatività e l’identità dei popoli. E il cuore di Artigiano in Fiera resterà sempre lo stesso: mettere al centro la persona e il suo lavoro».
Qual è il settore di artigianato più rappresentato?
«Contiamo 2.800 artigiani. Per dare un’idea della composizione dei settori rappresentati, questi sono i numeri principali: abbiamo 875 artigiani nel settore enogastronomico, 730 nell’ambito dell’abbigliamento e degli accessori, 530 nel comparto casa e arredo, 260 dedicati a gioielli e bijou, 120 nel settore salute e bellezza (con un focus particolare sulla cosmesi naturale) e 86 artigiani dedicati al tempo libero e all’oggettistica.
Inoltre, disponiamo di circa 200 stand dedicati alla somministrazione e alla ristorazione. Essendo un villaggio globale, offriamo ristoranti, luoghi di degustazione e spazi per assaggi, sempre in connessione con i prodotti esposti.
Ponendo l’attenzione sul settore enogastronomico, degli 875 artigiani presenti, più della metà produce articoli biologici, vegani o comunque naturali. Questo riflette una tendenza sempre più marcata verso la ricerca di prodotti naturali, legati al benessere e alla sostenibilità. Gli artigiani, per loro cultura, sono spesso già orientati verso metodi di produzione rispettosi e sostenibili.
Trovo molto interessante questa crescita nella scelta di lavorare con amore per il prodotto, evitando l’uso di chimica e privilegiando metodi di trasformazione rispettosi. Non c’è il riscatto del profitto a ogni costo: molti artigiani preferiscono guadagnare meno, ma produrre qualcosa di genuino, che faccia bene alle persone e non sia dannoso».
A livello di visitatori, da dove provengono e a quale target appartengono?
«Il nostro target rappresenta uno spaccato della popolazione, una sorta di fotografia del popolo italiano, anche se il concetto può essere esteso a tutta Europa. La nostra audience riflette la varietà della società: dai pensionati agli operai, dai giovani ai diplomati e laureati, fino agli impiegati e agli imprenditori.
In particolare, l’80% dei nostri visitatori proviene dalla Lombardia, con il 43% concentrato a Milano e provincia. Un altro 10% arriva dal Piemonte, principalmente dalle province di Novara e Torino, mentre il restante 10% proviene da un’area più ampia che include il Centro Italia, la Svizzera, la Francia e regioni come Emilia-Romagna, Liguria, Valle d’Aosta, Trentino, Veneto e Lazio.
Uno dei nostri grandi vantaggi è la qualità del polo fieristico, un’infrastruttura eccezionale che facilita l’accesso. Abbiamo l’alta velocità, il passante ferroviario e la metropolitana, oltre a 10.000 posti auto nelle immediate vicinanze e decine di migliaia di parcheggi collegati alla rete metropolitana. La nostra manifestazione sfrutta queste infrastrutture al massimo delle loro capacità, spingendole ai limiti. Questo richiede una gestione attenta e precisa per garantire il successo e la fluidità di un processo così complesso».
Mai pensato di replicare Artigiano in Fiera all'estero?
«Artigiano in Fiera ha ricevuto molte richieste per essere replicato in altre città del mondo, ma la risposta è sempre stata no. La sua unicità risiede nell'avere un'identità precisa e una sede d’eccezione: Milano, città che da sempre rappresenta l’incontro tra culture e valorizza il lavoro e la creatività di chi arriva da lontano.
Milano porta nel suo DNA la curiosità, il rispetto per chi lavora e una mentalità aperta che accoglie e valorizza le storie degli altri. Questa peculiarità rende la città il luogo ideale per ospitare un evento come Artigiano in Fiera».
Come è l’artigiano del 2025?
«Oggi gli artigiani non sono più figure isolate in laboratori pieni di polvere e ragnatele. Sono giovani, professionali, altamente competenti e aperti all’innovazione. Questa rigenerazione del settore artigianale è cruciale in un’epoca di grandi cambiamenti economici e sociali. Mentre alcuni pensano già a vacanze su Marte, l’artigiano ci riporta alla bellezza delle cose semplici, trasformando la materia prima in qualcosa di bello e buono che può commuoverci».
Un'ultima domanda: esiste una parola che possa riassumere Artigiano in Fiera?
«In realtà, non è una sola parola, ma sono due: bello e buono. Sono le espressioni che sentirete più spesso passeggiando tra gli stand: "Guarda che bello! Senti che buono!". Parole semplici, ma che racchiudono il senso profondo di un’esperienza. In quel bello e in quel buono c’è molto di più di una semplice osservazione o sensazione: c’è l’essenza di ciò che il cuore umano cerca, ciò che dona armonia e rende pacifica l’esistenza».
Artigiano in Fiera dal 29 maggio al 2 giugno 2025 – Fiera Milano
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