Vent’anni di Belpoggio a Montalcino: Francesca Martellozzo si racconta tra leadership femminile e futuro del vino
Belpoggio festeggia vent’anni di attività nelle colline di Montalcino, confermandosi una realtà familiare che sta costruendo il proprio percorso con rigore enologico, una sensibilità commerciale e una leadership femminile.
Nel 2025 l’azienda Belpoggio celebra vent’anni di attività, un traguardo che conferma la solidità del progetto avviato nel 2005 da Enrico Martellozzo, con il sostegno della moglie Renata Rami e con il contributo tecnico dell’enologo di fiducia Francesco Adami.
Forti dell’esperienza imprenditoriale maturata con Bellussi Spumanti, realtà produttiva nata nel cuore delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, la famiglia Martellozzo scelse di investire nel territorio di Montalcino. A Castelnuovo dell’Abate, ha sviluppato negli anni una cantina boutique dedicata alla valorizzazione del Sangiovese Grosso e alla produzione di vini che interpretano in modo rigoroso il terroir locale.
Su pendii a circa 400 metri sul livello del mare, la tenuta si estende per circa 10 ettari, di cui 5 destinati a vigneto e il resto ad oliveto, in un terreno ricco di scheletro e tufo, con esposizione sud-ovest e vista sulla Val d’Orcia e sul Monte Amiata.
In due decenni Belpoggio ha consolidato la propria identità attraverso un modello produttivo fondato su qualità e competenza tecnica, conquistando un riconoscimento crescente sui mercati internazionali. Oggi, nel celebrare questo anniversario, l’azienda conferma la continuità generazionale con l’ingresso graduale, ormai da tempo, dei figli Francesca, Giovanni e Paola Martellozzo, chiamati a proseguire e sviluppare il percorso avviato; garantendo una visione contemporanea, fondamentale per mantenere il brand a livelli elevati nel settore.
Per l’occasione, Francesca Martellozzo, la primogenita della famiglia, racconta a Falstaff Italia la sua esperienza, il ruolo delle donne nel mondo del vino, le sfide da affrontare per intercettare i giovani e i progetti futuri dell’azienda.
Negli anni della sua crescita professionale, quali sono state le principali sfide come donna nel settore vitivinicolo?
All’inizio non è stato semplice. La giovane età e la mancanza di esperienza tecnica, soprattutto se confrontata con quella di mio fratello enologo, mi hanno fatto sentire spesso in difetto. Nel mercato internazionale trovavo molta apertura e spesso interloquivo con altre professioniste; in alcune aree d’Italia, invece, percepivo pregiudizi più radicati e talvolta la mia autorità veniva messa in discussione, come se non avessi pieno diritto di parola.
Oggi, però, il panorama sta cambiando rapidamente, il mondo del vino è sempre più femminile e molte donne ricoprono ruoli commerciali di rilievo, sia in Italia che all’estero.
Che valore aggiunto porta, secondo lei, la presenza femminile in questo mondo?
Le donne hanno una visione più completa, un’attenzione al dettaglio e una naturale inclinazione alla sintesi tra sensibilità e pragmatismo. In Belpoggio, il nostro staff d’ufficio è quasi interamente femminile, ed è un vero asset; la loro capacità organizzativa, la cura nella comunicazione e la sensibilità nel gestire le relazioni rendono tutto più fluido. L’obiettivo non è sostituire gli uomini, ma raggiungere una parità autentica, in cui competenze e attitudini diverse si completano, portando colore, energia e una spinta a esplorare nuove strade.
Molti ristoratori faticano a intercettare i giovani consumatori. Quali ostacoli vede e quali soluzioni propone?
Il primo ostacolo è economico. Il prezzo dei vini al ristorante, anche quelli più accessibili come il Prosecco, è spesso troppo alto per i giovani. A questo si aggiunge una maggiore attenzione delle nuove generazioni verso salute, forma fisica e responsabilità nella guida, che inevitabilmente incide sui consumi. In Italia manca inoltre una vera cultura del vino tra i giovani, spesso non sanno leggere una carta vini, l’offerta al calice è poco curata e manca personale in grado di consigliare con competenza.
Negli Stati Uniti la situazione è molto diversa, l’offerta al bicchiere è valorizzata e c’è quasi sempre un responsabile del vino preparato, che rende l’esperienza più formativa e accessibile. Per questo stiamo formando i nostri agenti affinché diventino consulenti dei ristoratori, aiutandoli a migliorare l’approccio e a non perdere un pubblico importante.
Qual è il vino del cuore di Francesca Martellozzo?
Non è il nostro Brunello, come molti potrebbero immaginare, ma un IGT Toscana, Ciliegiolo in purezza. È un vino giovane, fresco, senza passaggio in legno, perfetto da bere ogni giorno. Mi emoziona perché è dedicato a mio nonno, per questo il nome “Di Paolo”. Lui è stato l’ideatore del progetto, investire a Montalcino nei rossi era una sua volontà. Purtroppo, non ha potuto vedere realizzato ciò che aveva sognato, e questo vino, così autentico, gli rende omaggio.
Guardando al futuro, quale progetto rappresenta oggi il sogno di Belpoggio?
Aprire la tenuta al pubblico. Per noi Montalcino è un piccolo paradiso, e poter condividere questo luogo sarebbe un grande valore aggiunto. Non parliamo di ospitalità in senso ricettivo, ma di visite guidate, degustazioni e percorsi esperienziali.
La sfida è logistica e soprattutto umana. Essendo veneti, gestire un’attività di ospitalità a distanza richiede personale altamente qualificato, capace di trasmettere i nostri valori e valorizzare una produzione limitata ma preziosa, che conta 16mila bottiglie di Brunello e 10mila di Rosso su cinque ettari.
Grazie alla nostra ampia gamma, dagli spumanti al Prosecco di qualità, dai bianchi altoatesini ai rossi di Montalcino, possiamo creare pacchetti degustativi completi, offrendo un’esperienza a 360 gradi in un luogo mozzafiato. In un mercato in cui diversificare è fondamentale, l’esperienza è il nostro vero vantaggio competitivo.