Irpinia d’Oriente, tesori nascosti
Viaggio nella “verde Irpinia”, terra incontaminata di rara bellezza, tra distese di grano a perdita d’occhio e natura inesplorata.
Benvenuti in un luogo intriso di remota dolcezza. In Irpinia d’Oriente non ci sono grandi aree industriali, niente traffico frenetico, solo cereali e foraggio, boschi ed ulivi. Borghi solitari dall’irresistibile fascino punteggiano qua e là i rigogliosi pendii. Qui il tempo è rarefatto, scandito dal vento e dai ritmi atavici della campagna. Terra di spopolamento, ma al contempo di comunità operose e notevoli potenzialità di rigenerazione.
Lontano dal caos delle tratte turistiche
L’Irpinia d’Oriente è una terra d’altura incisa da una manciata di valli in cui serpeggiano torrenti e fiumi. L’isolamento geografico, tra il profilo del Vulture e la cornice dei Monti Dauni, determina una sensazione di “sospensione”. I turisti difficilmente giungono da queste parti. Eppure attraversare la Foresta Mezzana per raggiungere Monteverde regala la scoperta di uno dei borghi più belli d’Italia. Il suo centro storico, arroccato intorno al castello, si plasma sulla morfologia del luogo, più volte sconvolto dai terremoti, e conserva il tessuto urbano tipico dei paesi irpini d’altura.
Se si desidera contemplare Campania, Puglia e Basilicata con un unico sguardo è doveroso scalare i 900 metri di altitudine che conducono al “balcone d’Irpinia”. Si giunge così a Nusco, il paese che profuma di menta, dove la bellezza è languida, sia nel fulgore dell’estate che sotto la coltre della neve invernale.
A Bisaccia l'imponente castello longobardo veglia sulla cittadina dall’VIII secolo. Particolarmente amato da Torquato Tasso divenne per anni la sua residenza estiva. La vicina Lacedonia è crocevia storico della transumanza, migrazione stagionale delle mandrie bovine ritenuta dall’Unesco patrimonio culturale dell’umanità. Nella pancia tufacea di questo paesino sono scavate le tante grotte dove un tempo si conservava il vino. Un assaggio di Caciocavallo Podolico e Primosale, da queste parti, è d’obbligo.
Lotta contro i mulini a vento
A differenza dell’area delle più note Docg irpine, la produzione di vino nel lembo orientale è garantita da un esiguo numero di aziende, tra le quali campeggia Il Tufiello. I vigneti aziendali contendono il suolo alle vaste distese di pale eoliche. Non a caso a Don Chisciotte è dedicato il nome dell’unico vino prodotto: un “Fiano di altura” coltivato a ben 800 metri di altitudine.
Tra le prime aziende agricole a convertirsi al biologico nel Sud Italia, il Tufiello rappresenta un coraggioso esempio di investimento nel settore vitivinicolo. Un’eccezione virtuosa, a fronte di un’enorme quantità di antichi vigneti ormai scomparsi ed un graduale dissolvimento del comparto che, nel passato, costituiva un rilevante strumento di sopravvivenza per le famiglie contadine.
Egemonia del settore ceralicolo
Le politiche agricole locali hanno inesorabilmente indirizzato il settore verso la supremazia dell’attività cerealicola estensiva, polarizzando fondi e premi comunitari. Pochissimi vigneti sono sopravvissuti grazie ad un esiguo numero di anziani che, ancora oggi, se ne prende cura. L’assenza di grandi nomi dell’imprenditoria campana capaci di garantire nel tempo la costituzione di un brand territoriale ha contribuito ad impoverire la produzione di vino locale.
Tripudio della quiete
Visitare l’Irpinia d’Oriente significa tornare a percepire la sovranità della natura. Tappa imprescindibile per chi è alla ricerca di tradizioni contadine, qui si possono dimenticare smog e stress, facendo trekking nei boschi, pesca nei ruscelli, raccolta di erbe selvatiche, funghi e castagne, per poi lasciarsi sedurre dalla generosa cucina locale. Tra un calice di Aglianico ed un boccone di caciocavallo, lontano anni luce dalla frenesia, paesini e persone accoglienti renderanno indimenticabile la vostra visita.