Sol Expo 2026: a Verona l’olio italiano fa squadra e guarda lontano
Oltre 4.000 visitatori, buyer da 38 Paesi e un focus strategico sulla sostenibilità: Sol Expo consolida Verona come hub internazionale dell’olio extravergine. Tra business, formazione e nuove regole, l’olio made in Italy rafforza la propria identità e guarda ai mercati globali con maggiore consapevolezza.
C’è un momento, tra gli stand di Sol Expo, in cui si capisce che l’olio non è solo una commodity agricola, ma una narrazione corale fatta di territori, cultivar e persone. A Veronafiere, la seconda edizione della rassegna dedicata alla filiera dell’olio e dell’olivo ha superato le 4.000 presenze, raddoppiando i numeri del debutto “stand alone” del 2025.
Un segnale chiaro: l’olio made in Italy ha scelto di fare sistema, trovando a Verona una piattaforma capace di trasformare il confronto in progettualità.
Internazionalità e nuove opportunità
Oltre 300 operatori esteri da 38 Paesi, con 80 top buyer coinvolti grazie al piano di incoming con ITA-Italian Trade Agency, hanno animato incontri, tasting e trattative.
Dagli Stati Uniti al Giappone, dalla Corea del Sud al Qatar, il messaggio è stato uno solo: qualità e identità restano centrali, ma oggi servono anche trasparenza, certificazioni e contenuti chiari. Non basta essere buoni, bisogna saperlo dimostrare.
L’Italia dell’olio, dal Nord alle isole
In quartiere erano presenti 15 regioni produttrici e 230 aziende da Italia, Slovenia, Spagna e Ungheria. Oltre novanta appuntamenti hanno raccontato un’Italia dell’olio sfaccettata, che va dalle cultivar alpine fino agli uliveti mediterranei. Convegni, degustazioni e momenti formativi hanno costruito un dialogo serrato tra produttori, istituzioni e operatori: un laboratorio aperto sul futuro dell’extravergine.
La sfida della sostenibilità
Tra i temi più discussi, la sostenibilità. Durante il convegno dedicato al rapporto tra realtà scientifica e narrazione dell’olio extravergine è emersa una consapevolezza condivisa: il consumatore è predisposto, ma ha bisogno di strumenti per comprendere.
Secondo Ettore Capri (Università Cattolica di Piacenza), serve un percorso formativo capace di spiegare le differenze e valorizzare una coltivazione che, oltre a ridurre l’impatto ambientale, esprime al meglio il profilo organolettico delle cultivar.
Per Mariella Cerullo, direttrice relazioni istituzionali di Oleificio Zucchi, la chiave è la chiarezza: regole univoche, certificazioni riconoscibili e un disciplinare nazionale pubblico che faccia da garante. Perché senza trasparenza, il rischio è che il prezzo resti l’unico driver di scelta.
I dati parlano chiaro: secondo la consumer survey realizzata da Nomisma per Sol Expo, il 74% degli italiani chiede più informazioni sulla sostenibilità dell’olio e della filiera, e 8 consumatori su 10 si dichiarano più propensi all’acquisto dopo una comunicazione mirata sul tema.
Come ha sottolineato Barbara Ferro, amministratrice delegata di Veronafiere, sostenibilità significa resilienza e durata: e l’ulivo, simbolo per eccellenza di longevità, incarna questa visione.
Una filiera che si confronta
Questa seconda edizione porta a casa la scommessa lanciata lo scorso anno su una manifestazione interamente dedicata ad un prodotto del Made in Italy con ampi margini di valorizzazione e un potenziale di crescita importante
ha dichiarato il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo.
Le nostre fiere come SOL Expo sono un momento di incontro per il business delle imprese, rappresentano un luogo di dibattito e un’occasione di confronto aperto tra filiera, istituzioni, associazioni e consumatori: un facilitatore per il Sistema Italia in grado di dare stimoli concreti per lo sviluppo del settore.
Parole che sintetizzano il senso della manifestazione: non solo vetrina, ma spazio strategico dove istituzioni, imprese e mercati si incontrano per definire il futuro dell’olio italiano.
Sol Expo chiude così la sua seconda edizione con un messaggio chiaro: l’extravergine non è un comprimario dell’agroalimentare, ma uno dei suoi protagonisti più promettenti. E Verona, oggi, è il luogo dove questa consapevolezza prende forma.