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Viticoltura eroica: l’Italia del vino che sfida la gravità

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Viticoltura eroica
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La viticoltura eroica è un vanto italiano dalle origini antiche. Una pratica radicata nella cultura tricolore, che svolge un ruolo fondamentale per la tutela della biodiversità del paesaggio e la produzione di vini di altissima qualità.

Aveva ragione Mario Soldati, quando fuori da ogni contestualizzazione scriveva che “il vino è la poesia della terra”. Un assunto realistico e romantico al tempo stesso, che sintetizza perfettamente il legame schietto e imprescindibile che corre tra il vigneto e il suo terroir d’elezione, una magia dove spesso l’uomo riveste un ruolo da protagonista.

Accanto alla viticoltura tradizionale, ne esiste però anche una diversa, resistente, che si sviluppa quando ad entrare in gioco sono le altitudini e le condizioni orografiche difficili. Un dettaglio non da poco se si pensa alla conformazione morfologica dell’Italia, segnata da un territorio prevalentemente montuoso e collinare che nei secoli ha determinato il ricorso a tecniche di coltivazione della vite non convenzionali, definite “eroiche” perché svolte dall’uomo con abilità e sforzi fisici notevoli, assecondando le sfide dell’ambiente.

Vigneti eroici, un’eredità senza tempo

A confermare il radicamento di queste pratiche nella cultura del Belpaese è la storia stessa, che spiega come la coltivazione della vite in territori impervi fosse comune già all’epoca dei Romani - edonisti ante litteram e grandi appassionati di vino - che in tempi non sospetti avevano compreso l'importanza di adattare la viticoltura anche ai terreni più ostili, realizzando terrazzamenti e sistemi di irrigazione anche sui pendii più scoscesi. La viticoltura di montagna si è così tramandata fino ai giorni nostri, insediandosi in diversi territori come atto culturale grazie al lavoro di piccoli e tenaci produttori che hanno privilegiato la qualità sulle quantità, trasformando questa coltivazione in una forma d’arte e contribuendo a preservare un capitale storico e tradizionale di grande valore.

Cervim, una sentinella a difesa della viticoltura eroica

Dal 1987, la tutela della viticoltura eroica è nelle mani del Cervim (Centro di Ricerche, Studi e Valorizzazione per la Viticoltura Montana), cui si deve la definizione di una serie di parametri volti a identificare i vigneti di montagna, come la forte pendenza, l'altitudine, la presenza di terrazzamenti, le condizioni climatiche non favorevoli e la difficoltà (o impossibilità) di meccanizzazione. Grazie all’attività dell’ente è stato possibile creare un censimento dei vigneti eroici e valorizzare questo patrimonio tricolore che nell’ultimo anno si è distinto al Mondial des Vins Extremes grazie all’assegnazione di 34 Gran Medaglie e 113 Medaglie d’Oro. Più della media degli altri Paesi in concorso.

© Cervim

L’Italia dei vini estremi

Quando si parla di viticoltura eroica, però, si deve pensare non solo a una sfida alla gravità, ma a un’opportunità di preservare la biodiversità di intere aree, trasferendone le peculiarità nel calice spesso anche grazie alla valorizzazione di uve autoctone poco conosciute o quasi dimenticate.

È il caso del Prié blanc, il Petit rouge, il Fumin e il Cornalin, che trovano terreno fertile sui pendii più ripidi della Valle d’Aosta, ma anche del Bosco, del Vermentino e dell’Albarola originarie delle Cinque Terre. O ancora del Nebbiolo, che in Piemonte si esprime anche in territori estremi accanto a vitigni come il Moscato (tutelato dal 2021 dal marchio collettivo dei “Sorì Eroici” ndr), la Vespolina, la Croatina e l’Erbaluce e che in Valtellina, con il nome Chiavennasca dà nerbo a chicche come lo Sforzato.

Müller-Thurgau, Gewürztraminer, Pinot nero, Schiava e Lagrein sono invece le uve-simbolo dei vini eroici prodotti in Trentino-Alto Adige, così come la Glera lo è per le colline di Conegliano e Valdobbiadene, il Picolit, la Ribolla gialla e lo Schioppettino per la zona del Carso.

Scendendo verso Sud, il Lazio sfrutta le pendenze di Isole Pontine, Volsci e Castelli Romani per nobilitare varietà autoctone come il Cesanese o il Bellone, mentre i terrazzamenti presenti in Calabria e Campania sono casa di cultivar locali come il Gaglioppo, il Mantonico, il Magliocco e la Biancolella

In ultimo le Isole, microcosmi in cui trovano espressione vitigni di Ansonica e Vermentino (Isola d’Elba), ma anche Bovale sardo, Monica e Cannonau (Sardegna) accanto al Carricante e il Catarratto, che in Sicilia fanno il paio con lo Zibibbo, ambasciatore del patrimonio viticolo eroico di Pantelleria.

© Cervim

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Federica Borasio
Federica Borasio
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